Musumeci lascia An: fondo un movimento locale

L’eurodeputato accusa il partito: «Romanocentrico e governato dalle lobby»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Una scelta inevitabile e ineluttabile». Con queste parole Nello Musumeci, vicesindaco di Catania, eletto eurodeputato con 117mila voti, secondo solo a Fini, sino a oggi leader siciliano di An, annuncia di fronte a più di mille seguaci riuniti ad Acireale, che lascia il suo partito per varare una nuova iniziativa. Contro un partito che è diventato «romanocentrico e governato dalle lobby», Nello Musumeci fonda Alleanza siciliana. Anche lui si lancia così in un’avventura autonomista e di scontro netto con i vertici del suo partito, Lo Porto e il capogruppo al Senato Domenico Nania. I suoi rapporti non sono buoni neanche con Ignazio La Russa. Anche se, sottolineano gli esperti di cose siciliane, con il suo discorso si lascia aperta una porta a Gianfranco Fini. «Nei prossimi giorni presenterò una lettera di dimissioni al presidente del partito» - annuncia in conferenza stampa. Intanto ha comunque lanciato il sasso nelle acque della politica siciliana che nei prossimi mesi dovrà affrontare non solo la scadenza elettorale nazionale ma quella regionale, dove (sancito anche da un recente referendum) la soglia del quorum è del 5%.
Uno sbarramento così alto renderà certamente difficile a una aggregazione nuova come Alleanza siciliana di portare a casa risultati sufficienti. Musumeci ha dalla sua soltanto un deputato regionale, Dino Ioppolo, mentre Guido Virzi, di Destra sociale non intende seguirlo. Una possibile soluzione per Musumeci potrebbe essere quella di collegarsi con la lista autonomista di Raffaele Lombardo, con il quale ha condiviso la vittoria delle elezioni comunali di Catania (uno dei pochi Comuni dove è stato confermato un sindaco di centrodestra) e che ormai con il suo Mpa si considera sicuro di potere arrivare a una percentuale di due cifre alle prossime scadenze elettorali. Con lui infatti si sono schierati 4 deputati regionali e numerosi sindaci e consiglieri comunali. Musumeci ha parlato di «scelta sofferta» a cui è stato costretto perché «il mio partito è diventato un contenitore senza democrazia, una giungla dove vince il più furbo o il branco». E rispetto alla sua collocazione ha spiegato che «resterà uomo di destra ma non necessariamente nella Cdl». A commentare la decisione di Musumeci sono stati i ministri Storace e Alemanno. «Da tempo sostengo la necessità di dialogare con Musumeci - ha dichiarato il ministro della Salute -. Spero che al suo rientro Fini si adoperi perché non si verifichi una fuoriuscita così importante». «Mi auguro - ha ribadito il titolare delle Politiche agricole - che il presidente chiarisca la situazione in modo che An non perda questa risorsa per il futuro della Sicilia».