Muti dà il «la» alla Festa del cinema di Sean Connery

Dedicata all’ex James Bond la prima edizione della kermesse romana

Michele Anselmi

da Roma

Due leoni per la lupa, che sul manifesto abbaia alla luna. Di Sean Connery ospite d'onore un po' si sapeva, non fosse altro perché è da due settimane che il sito www.cinemotore.com tambureggia, inascoltato, sul tema. Ma che Riccardo Muti avesse accettato di pre-inaugurare il 12 ottobre la prima Festa del cinema, dirigendo un concerto all'Ara Coeli, be' in pochi potevano immaginarlo. Un omaggio alle colonne sonore di Nino Rota, da La strada a Il Padrino, eseguite con l’orchestra giovanile Cherubini. Il sindaco Veltroni ha calato l'asso nel corso della seconda conferenza stampa riservato alla nascente rassegna, che «sarà una festa e non un festival», in programma dal 13 al 21 ottobre. Nove giorni piuttosto intensi, con l'Auditorium della musica a fare da quartiere generale, più altri «set» nel centro storico (piazza del Popolo, via Veneto, Casa del cinema...), un centinaio di film, un budget da quasi nove milioni di euro e presenze illustri, a partire dai probabili Monica Bellucci e Robert De Niro.
«Uno sforzo di federalismo virtuoso», l'ha definito Goffredo Bettini, gran patron dell'iniziativa, evitando per quieto vivere ogni riferimento alla Mostra veneziana (non fa gioco a nessuno spingere sul pedale della rivalità), ma ribadendo con una certa fierezza l'autonomia finanziaria della Festa, alla quale concorrono generosamente enti locali, Camera di commercio e sponsor vari. Certo non deve essere stato proprio facile convincere quell'orso scozzese di Connery a dare il suo ok. Corteggiato lungamente da Venezia, ormai più interessato al golf che al cinema (l'ultimo suo film, La leggenda degli uomini straordinari, bruttino, risale al 2003), l'uomo che fu James Bond si sarebbe detto «davvero onorato d'essere il primo attore a ricevere l'Acting Award». Inoltre: «Il fatto che sia Roma ad attribuirlo lo rende ancora più invitante, poiché riflette l'enorme contributo che la città ha dato al mondo del cinema e dell'arte. Sono certo che sarà una splendida cerimonia». Parole proprio sue?
Vero è che l'attore settantaseienne, volato a Roma un mesetto fa per mettere a punto i dettagli della faccenda, ha esitato prima di accettare l'invito. «Era guardingo. Voleva sapere tutto del premio. E ha scelto personalmente i film che compongono la retrospettiva: quattordici, da Marnie a Scoprendo Forrester, con un solo 007, per la precisione Dalla Russia con amore», spiega Mario Sesti, uno dei direttori. In effetti, Connery incarna bene lo spirito della Festa: attore di fama planetaria, versatile e prolifico, ha saputo muoversi nei generi del cinema con intatto carisma, rinnovandosi ogni volta. Prosegue Sesti: «Fateci caso. Connery, pur venendo da un'estrazione popolare, sfodera una regalità naturale. Non per niente ha fatto per sei volte il re sullo schermo, un po' come Henry Fonda il Presidente degli Stati Uniti». Fedele al detto «Alcuni attori invecchiano, altri maturano», Connery è tutt'oggi una star indiscutibile, che ha saputo intonarsi al passare del tempo senza ricorrere, come Redford o Newman, alla chirurgia plastica. Del resto, nel 1999 People lo incoronò «Sexiest man of the century», l'uomo più sexy del secolo. Beniamino della Festa, lo scozzese resterà a Roma almeno tre dei nove giorni, peraltro senza chiedere compensi, assicurano gli organizzatori.
Inutile invece chiedere notizie sui film. Sul fronte italiano, si danno per certi N. Ucciderò il tiranno di Virzì e Lezioni di volo dell'Archibugi; su quello americano il cartoon La gang del bosco. Trattative in corso per The departed di Scorsese e A good year di Ridley Scott. Quanto alla giuria popolare, il presidente Ettore Scola ha ironizzato sulle idee «dell'inesauribile e implacabile sindaco»: sono arrivate 3500 candidature, a occhio non sarà una passeggiata per il regista selezionare i 50 giurati con i quali vedere i film del concorso.