Muti, Depardieu e i Wiener cantori delle passioni di Berlioz

A Salisburgo ovazioni per lo spettacolo-concerto che ha riunito la <br />
&quot;Sinfonia fantastica&quot; e il &quot;Lélio&quot;

Salisburgo - «Dio, allora sono vivo. Il mio cuore batte ancora. La vita si è nuovamente infilata come un serpente nel mio cuore che ora torna a palpitare...». Termina così il lungo sogno (e incubo) che aveva precipitato Lélio (Lélio sono io!, ammise Berlioz) negli abissi della passione, e che l’aveva spinto a scrivere la celebre Sinfonia fantastica. A Lélio - personaggio della commedia dell’arte, interprete di ruoli da innamorato, stabilizzandosi più tardi in quello di amante riamato - Berlioz intitolò il secondo pannello del suo duplice diario interiore costituito, appunto, dalla Sinfonia fantastica e da Lélio, o il ritorno alla vita, «monodramma lirico con orchestra coro e solisti “invisibili” e per attore», da ascoltarsi «immediatamente dopo la Sinfonia fantastica della quale è conclusione e completamento».

Parola di Berlioz. Muti che il dittico ha voluto presentare, in ossequio alla volontà dell’autore, al Festival di Salisburgo, davanti ad un pubblico letteralmente in delirio - è categorico: «D’ora in avanti non si dovrebbe più eseguire la Sinfonia fantastica da sola. Senza Lélio, la Fantastica non ha senso. Berlioz si sveglia dal lungo sogno-incubo, e torna alla vita, invoca la musica, si affida ad essa, l’unica che non può tradirlo». Come, invece, ritenne avesse fatto un’attrice irlandese, Harriett Smithson, interprete di Shakespeare sulle scene parigine, della quale, senza neppure conoscerla personalmente, Berlioz si era invaghito; e che, solo più tardi, conobbe e sposò. Ed ancora Berlioz: «Il soggetto del dramma altro non è, lo si sa, che la storia del mio amore per Miss Smithson, delle mie angosce, dei miei dolorosi sogni...».

Lélio si compone di sei parti musicali confezionate rielaborando opere precedenti; anche il testo recitato reca la firma di Berlioz. Gérard Depardieu è stato, il più convincente e sofferto Lélio che si potesse desiderare. Onirico, a tratti appassionato, ha come raccontato, sussurrando al suo io interiore, il tormento amoroso e la rinata voglia di vivere, rinunciando alla più facile, banale ma inefficace scelta della concitazione. Appena accennata - giustamente! - solo quando Berlioz-Lélio non rinuncia ad apostrofare duramente, senza nominarlo, Fétis - il celebre musicologo che aveva osato correggere Beethoven - e, con lui, tutti i critici «nemici del genio»: «Squallidi abitanti del tempio della Routine, che sacrificano alla loro stupida dea le più sublimi idee e le più nuove, se mai fosse dato loro di averne. Maledizione su di loro! Fanno all'arte un oltraggio ridicolo! Simile a quei volgari uccelli che popolano i nostri giardini pubblici, si appollaiano con arroganza sulle più belle statue e, quando son saliti sulla fronte di Giove, sulle braccia di Ercole o sul seno di Venere, si pavoneggiano fieri e soddisfatti, come se avessero appena deposto un uovo d’oro».

Muti, del quale si conosce una strepitosa, convincente interpretazione discografica della Sinfonia fantastica, è oggi l’interprete ideale di questa musica evocativa, ricca di suggestioni, sempre diversa per colori, impressionante per quantità di innovazioni tecniche e stilistiche; teatro immaginario, talvolta più efficace di quello reale. E l'accoglienza del pubblico salisburghese l'ha sottolineato senz’ombra di dubbio.

Depardieu è da solo, in proscenio. Solisti, orchestra coro e direttore - che Berlioz vuole «invisibili» per quasi tutta la durata di Lélio, salvo che per l’ultimo dei sei brani musicali Fantasia sulla tempesta di Shakespeare - sono immersi nella penombra e si intravedono appena, dietro il velo, che li divide dall’attore.

Alla fine, Depardieu-Lélio-Berlioz si complimenta con i musicisti per l’esecuzione: «Apprezzabile per precisione, coesione e calore. Siete riusciti a riprodurre infinite nuances molto delicate» (sottoscriviamo parola per parola; Wiener e Muti, non v’era dubbio che si sarebbero meritati l'elogio dell'autore); mentre sta per uscire, ascolta in lontananza il tema dell’amata, dalla Sinfonia fantastica. Non sa resisterle, torna sui suoi passi ed invita i musicisti a continuare: «Ancora, per sempre!».