Muti dirige Andsnes E la coppia perfetta conquista New York

Grande successo del maestro che esegue pagine di Scriabin, Brahms e Liszt con la stella norvegese del pianoforte

da Washington

Dopo aver conquistato da tempo l'America in generale, Riccardo Muti ha da due giorni tutta New York ai suoi piedi. Il maestro, al timone della New York Philarmonic Orchestra, ha letteralmente mandato in estasi venerdì sera il pubblico dell'Avery Fisher Hall al Lincoln Center concludendo il suo concerto con un'entusiasmante interpretazione del Poema dell'estasi di Alexandre Scriabin.
Il perché i musicisti della New York Philarmonic Orchestra suonano così bene col maestro Muti, spiega il critico musicale del New York Times Anthony Tommasini, non può essere semplicemente spiegato dal fatto che i musicisti rispettano questo famosissimo direttore d'orchestra italiano. Si tratta di una inspiegabile sintonia ed affinità rara, ma che di tanto in tanto si verifica.
Tommasini, un grande ammiratore del maestro Muti, circa un anno fa aveva scritto: «Muti è balzato nel 2005 agli onori delle cronache per aver dato le dimissioni da direttore della Scala di Milano perché non era d’accordo sul modo di lavorare e sul comportamento dei musicisti. Quest'uomo, che può essere indubbiamente definito uno dei più importanti artisti del nostro tempo, ha però sempre lavorato benissimo con i musicisti della New York Philarmonic Orchestra».
Il concerto di venerdì scorso, secondo gli americani, è stato un successo incredibile grazie all'eccezionale bravura del maestro italiano e all'assoluta compatibilità artistica fra il direttore d'orchestra ed il pianista Leif Ove Andsnes.
Andsnes, 37 anni, norvegese, universalmente riconosciuto come uno dei più rinomati pianisti classici del momento, è stato un interprete brillantissimo ed uno dei punti forti del concerto. «Il giovane musicista norvegese - si legge sul quotidiano di New York - ed il famosissimo direttore d'orchestra italiano, chiaramente si ispirano a vicenda». Senza nemmeno mai sbottonarsi la giacca, Andsnes ha suonato in maniera impeccabile, con una pacatezza che in genere i pianisti non hanno o non vogliono dimostrare d'avere perché ci tengono a trasmettere al pubblico quando sia difficile la loro interpretazione.
Riccardo Muti ha dedicato gran parte della sua esplorazione sinfonica al repertorio russo, con una predilezione particolare per Tchaikovsky e Scriabin. Oltre ad aver diretto innumerevoli concerti fra il 1985 ed il 1990 Muti ha registrato cinque sinfonie di Scriabin alla Memorial Hall di Philadelphia (per la Emi) con la Philadelphia Orchestra. In quell'occasione però i critici hanno accusato la casa discografica di non aver saputo catturare alla perfezione il suono dell'orchestra.
Andsnes, relativamente nuovo all'interpretazione di questo concerto, ne ha in ogni caso fatto risaltare tutta la potenza. Se Leif Ove Andsnes ha fatto miracoli, secondo il Times, il merito va al maestro Muti che si è dimostrato un abile e perfetto alleato. La musica era chiara, incisiva ma mai aggressiva. Nei passaggi dove si poteva mettere in luce il liricismo della musica Andsnes, sostenuto magistralmente da Muti, lo ha fatto suonando con un'inusuale chiarezza ed un'accuratezza e vigore che possono essere definiti atletici.
Nel primo tempo Muti ha diretto il Piano concerto numero 2 in Si maggiore di Joannes Brahms di 45 minuti in quattro movimenti. Nel secondo tempo ha interpretato il poema sinfonico di Franz Listz Dalla culla alla tomba ispirato ad un dipinto di Mihaly Von Zichy.
Il maestro che ha fatto del rigore, della disciplina, del rispetto dei testi musicali il credo della sua attività artistica, rimarrà a New York fino a fine mese e dirigerà, da mercoledì a sabato, un ciclo di concerti dedicati a Shumann e Bruckner. Dopo l’esperienza americana il maestro andrà a Vienna dove dirigerà il mozartiano Così fan tutte.