Muti sferza i napoletani: coraggio, ora tocca a voi

Napoli Appello sferzante a Napoli del maestro Riccardo Muti, napoletano di nascita, a sfruttare la straordinaria opportunità del rilancio dopo i restauri del teatro San Carlo per un riscatto della città e dei napoletani.
Durante la prova generale del concerto di ieri sera, e dopo la breve visita a sorpresa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Muti, rivolto al giovane pubblico composto di studenti liceali, li ha esortati ad avere fiducia. «Abbiate fede in questa città, qui c’è una forza strepitosa, la mia presenza qui non è una presenza divistica, io sono cresciuto nei vicoli», quello che «io sono diventato lo devo a questa città».
Proseguendo nel racconto biografico pedagogico Muti ha aggiunto: «Mia madre era una napoletana tosta e volle che nascessi qui». «Da piccoli noi fratelli - prosegue - prima di uscire di casa dovevamo rifarci il letto». Nella vita «io ce l’ho fatta, ma sono dovuto andare via, nel mondo, ma ora sono tornato». A questo punto una preghiera accorata si è levata dal pubblico da un insegnante che si è alzato in piedi rompendo il silenzio generale: «Maestro, perché non ci viene a dare una mano?». «Io con la mia presenza qui - ha risposto il maestro - una mano ve la sto dando, poi vedremo in futuro».
Poi, dopo il ripasso dei brani in programma al concerto (la Jupiter di Mozart, il Veni Creator Spiritus di Jommelli e lo Stabat Mater e il Te Deum di Verdi) Muti in chiusura ha provato anche l’inno nazionale, che stasera suonerà in onore di Napolitano: e dopo l’esecuzione di Fratelli d’Italia il teatro è venuto giù dagli applausi.
«Certo - ha detto Muti - l’inno vi ispira, dentro c’è l’ardore italico che messo in condizioni idonee pone l’Italia a livelli di eccellenza. Lo stesso ardore che - ha aggiunto sorridendo -, se messo in condizioni non idonee produce disastri». Stasera con la rinascita di questo Teatro «viene dato il “la”, ma voi dovete lavorare, non adagiarvi secondo il motto “adda passa’ a nuttata”: no, si combatte anche di notte, tanto questa città non la uccide nessuno». Applausi fragorosi, congedo dal pubblico, poi un’ultima postilla del maestro, che è patriota sì, ma verdiano pure: «Guardate comunque - ha chiosato commentando l’applauso dopo Fratelli d’Italia - che il Te Deum è più bello».
Per tornare al suo incontro con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’incontro con Muti è durato circa mezz’ora all’interno del Museo del teatro San Carlo. «Sono felice che lei sia tornato a Napoli» ha detto il capo dello Stato al Maestro.