Muti: tre anni a Salisburgo

da Milano

Pensato, detto, fatto: come è norma Oltralpe e non si usa nella terra dove il sì suona. Così, capita che alla Napoli dei tempi - musicalmente - d’oro venga chiesto di trasferirsi per una settimana a Salisburgo. Accadrà ogni maggio, per tre anni, con il Festival di Pentecoste di Salisburgo dal marchio italiano. Italiano chi salirà sul podio, Riccardo Muti, italiana l’orchestra, la Giovanile Cherubini, il programma che è un omaggio esclusivo alla Napoli del Settecento. Il progetto, in joint venture con Ravenna Festival, è stato presentato ieri nella Biblioteca Ambrosiana di Milano con monsignor Gianfranco Ravasi a fare gli onori di casa.
Un’occasione anche per il sindaco di Ravenna, fra gli ospiti della conferenza, per benedire l’asse Salisburgo-Ravenna e anticipare di dodici anni la candidatura della città a capitale europea della cultura. Asse che si prolunga e raggiunge Napoli dove Muti, tempo fa, fece spalancare a Jurgen Flimm, direttore del Festival di Salisburgo, e Markus Hintehauser, responsabile della programmazione dei concerti, le porte di biblioteche svelando l’esistenza di una montagna di partiture che «ancora dormono», rimprovera il Maestro. L’idea nata a Ravenna si consolidava a Napoli con l’esito che fra tre mesi Muti infilerà due prime esecuzioni in tempi moderni, Il ritorno di Don Calandrino di Domenico Cimarosa (dal 25 maggio) e un Oratorio di Scarlatti (il 28). E in mezzo, un Oratorio di Leonardo Leo proposto dall’Europa Galante, una serata jazz con Louis Sclavis, un appuntamento dedicato a Cantate, Arie e Sonate di autori vari. A corollario, una serie di mostre.
«È un sogno che s’avvera - ha spiegato Muti che già nel 1992 aveva accarezzato l’idea di ripescaggi napoletani - la cosa partì e poi naufragò, all’italiana». Nel 2005 la delegazione da Salisburgo ravvivava l’antico progetto, «offrendolo su un piatto d’argento. Mi sembrava di sognare, io sostenitore dell’Europa unita vedevo che si profilava un progetto nato per sottolineare parentele fra città». Un Muti radioso che non raccoglie insinuazioni sui divorzi scaligeri e glissa sul «ti vogliamo a Milano» di un’irriducibile. Non mancano zampate: «Nei confronti dell’Orchestra Cherubini hanno mostrato più entusiasmi fuori dall’Italia. Qui si parla tanto e si concretizza poco». E preannuncia l’interesse internazionale per il progetto austro-ravennate, «vi sono richieste da San Pietroburgo, Mosca e Parigi». Don Calandrino rientrerà in patria il prossimo dicembre, a Ravenna e Piacenza. Dopo Calandrino si passa al Matrimonio inaspettato di Paisiello e all’Oratorio I pellegrini al sepolcro di Nostro Signore di Hasse nel 2008. Per il 2009 si sta pianificando.