Muti trionfa a Vienna con i Wiener: "Un sogno"

Al Musikverein guida i Philarmoniker nella memorabile Seconda Sinfonia di Bruckner. Poi l’appello alla politica: "Bisogna proteggere le Bande italiane"

Riccardo Muti non è di quelli che lasciano cadere le cose nel vuoto. Così, in questa fase di rivolgimenti politici, non manca di dire la sua in materia. Anzitutto rilancia l’appello pro-bande italiane, affinché «il prossimo ministro alla Cultura affronti il discorso di protezione delle bande italiane. Tanti Paesi europei e il Nord America dispongono di complessi superbi, perché mai l’Italia dovrebbe disperdere questa tradizione? Non dimentichiamo che Severino Gazzelloni proveniva da una banda, e come lui altri fior di musicisti», ricorda Muti in prospettiva dell’appuntamento del 14 giugno, a Ravenna, dove dirigerà la banda di Delianuova.

Pare che per quel giorno vi sarà un tale afflusso di rappresentanti del settore da trasformare la serata in una sorta di summit. E chissà che qualcosa inizi a muoversi.

Anche da Vienna, Muti spende dunque energie a favore di casa propria. Lo fa in coda a una settimana segnata da sei concerti alla testa di un’orchestra mito, quella dei Wiener Philharmoniker, diretta il 9 a Colonia, l’indomani a Parigi, quindi dal 12 a ieri sera al Musikverein di Vienna.

In programma, autori nel dna dell’orchestra, quali Haydn e Bruckner. Proprio la Seconda Sinfonia di Bruckner ha posto il sigillo definitivo a una collaborazione, fra podio e orchestra, nata 38 anni fa. Considerato l’esito, a Vienna s’è deciso di trarre un cd da una delle quattro esecuzioni al Musikverein, «alla fine è una sorta di riscatto che l’orchestra paga al compositore che aveva dedicato ai Wiener questa sua sinfonia, però poi subentrarono dei malintesi», aggiunge Muti. Cosa vuol dire per un direttore condividere un’intera settimana con i Wiener? Giriamo la domanda a Muti. «Dirigerli, e soprattutto in un programma che appartiene loro per costituzione, è come vivere un ideale di sogno. Abbiamo conosciuto una simbiosi naturale. Hanno una qualità, professionalità, disciplina musicale impeccabili. Con loro si può lavorare su un materiale sonoro che parte già da premesse altissime».

Come traducono la consapevolezza di essere i Wiener? «Loro sono molto esigenti, non si lasciano persuadere da atletismi e istrionismi. Vogliono che il direttore li convinca. In compenso quando acquistano fiducia, sono i più generosi». Muti li dirigerà nuovamente a Vienna e a Salisburgo per le celebrazioni in omaggio ai cent’anni dalla nascita di Herbert von Karajan. Seguono gli appuntamenti con l’opera a Salisburgo, con la nuova produzione di Otello e la ripresa del Flauto, quindi tour in Giappone in settembre e ritorno in ottobre con la Staatsoper. Certo, i Wiener hanno «una vita piuttosto difficile», confessa Muti. «Spesso si ritrovano a fare le prove al mattino, a registrare il pomeriggio, poi segue il concerto serale». Quindi niente tutele e sindacati? «No, solo quando lavorano alla Staatsoper».
Nel frattempo, in Austria, per Muti è spuntato un nuovo appuntamento pro-celebrazioni. Quelle del 2012 per i duecento anni dalla nascita della Società degli Amici della Musica di Vienna (Gesellschaft der Musikfreunde).

Altro appuntamento nuovo di zecca e ancora in via di definizione, ma in Italia, è quello alla Fenice di Venezia dove il 29 giugno si prevede la replica del concerto del 28 al Ravenna Festival con Muti alla testa dell’Orchestra Cherubini, la Giovanile Italiana, il Konzertvereinigung Wiener Staatsopernchor e Gérard Depardieu quale voce recitante. In programma un Berlioz rodato con i Wiener e Depardieu a Salisburgo, la scorsa estate.