Mutu illude la baby Fiorentina Borowski la spinge quasi fuori

nostro inviato a Firenze
Maledetta gioventù, benedetta esperienza. Il terzo pareggio della Fiorentina in Champions si può leggere anche così. Maledetta la gioventù della Fiorentina: invece di chiudere i conti della sfida, come gli capita più volte, la lascia in bilico sbagliando il colpo del ko, ripetutamente. Con Gilardino in particolare dopo il sigillo iniziale di Mutu, una partenza liscia e promettente tradita da quel finale pieno di difficoltà e di tormenti. Anche fisici oltre che di personalità. Gagliardo il Bayern fino in fondo, in debito di ossigeno i viola di Prandelli nonostante i sei cambi rispetto a Siena. Benedetta, dal loro punto di vista, l'esperienza del Bayern che senza la sua freccia, Luca Toni, riesce a guadagnarsi al culmine di uno spettacolare inseguimento il pareggio che gli vale il primato del girone in compagnia del Lione vittorioso a Bucarest sulla Steaua. Strepitosa la prova di Ribery, per una sera occupa da solo tutta la scena e tiene banco fino a quando non riesce a suggerire la palletta che consente a Borowski di fare uno a uno.
Necessario forse un cambio in corsa per dare sostanza a una difesa a un certo punto rimasta in balia dei bianchi di Baviera. La stoccata di Borowski invece scopre tutto il deficit della Fiorentina e la trova in riserva di energie. Impossibile, a quel punto, tornare sopra nel risultato. Gli arrivi di Osvaldo e Almiron non aggiungono niente e la qualificazione resta in gravissimo pericolo.
L'apparente personalità del Bayern, si disperde al primo attacco geometrico della Fiorentina. Il cross a uscire di Zauri sembra fatto apposta per la testa di Gilardino e invece, appena deviato dal centravanti, scende dalle parti di Mutu che fulmina col sinistro Rensing. L'apparente fragilità emotiva della Fiorentina a quel punto deve fare i conti con la virile reazione del Bayern: si mettono ai remi Oddo e Ribery, Van Bommel e Borowski guadagnano il controllo del centrocampo ma non hanno lame per ferire Frey e i suoi. Senza Toni, rimasto a casa ferito dai fischi e dagli acciacchi muscolari, tocca a Schweinsteiger completare un contropiede pericoloso con un destro impreciso.
L'evidente maturità del Bayern emerge nella seconda frazione quando si assume tutti i rischi necessari per risalire la china. Lascia scoperto qualche valico difensivo da cui Gilardino e i suoi non riescono a trarre profitto (almeno due volte il centravanti si ritrova in buona posizione) ma in avanti mena la danza con cadenze serrate. Ribery è l'interprete insuperabile di questo spezzone di sfida: sembra imprendibile per chiunque provi ad arginarne il talento. E a furia di "martellare" la difesa della Fiorentina, sottoponendola a un vero pressing, matura il pareggio con la stilettata di Borowski azionato dal francesino. Nella circostanza Zauri tiene in gioco il centrocampista azzerando ogni sospetto di fuorigioco. A quel punto, la Fiorentina, spremuta come un limone, non ha altre vitamine cui fare ricorso. Anzi, rischia persino di perdere secco (Klose manca il 2 a 1 comodo comodo su contropiede) consegnandosi a un pareggio che vuol dire quasi addio alla Champions. Con tre punti i viola possono scivolare in coppa Uefa. Neanche i due successi nelle ultime due sfide, in Romania e col Lione, mettono al sicuro il passaggio agli ottavi di finale. Ed è un peccato, un peccato quasi mortale.