Mutui, arriva il tetto: i tassi d’interesse non supereranno il 4%

RomaPer i mutui a tasso variabile già in essere arriva, per il solo 2009, la «rata dal volto umano», non superiore al 4%. Mentre i nuovi mutui prima casa - sempre a tasso variabile - sottoscritti a partire dal prossimo 1 gennaio potranno essere indicizzati al tasso di rifinanziamento principale della Banca centrale europea, più conveniente dell’Euribor.
Il pacchetto anticrisi del governo attiva un meccanismo di garanzia da parte dello Stato: se nel corso dell’anno venturo il tasso dei mutui variabili prima casa, sottoscritti entro il 31 ottobre 2008, dovesse superare il 4%, la differenza fra tale livello e la rata derivante dal contratto sarà a carico dello Stato. Nessun limite di cifra per il capitale mutuato. Le modalità tecniche del rimborso alle banche saranno stabilite dall’Agenzia delle entrate. «Il governo si accollerà la parte che eccede il 4%», assicura Giulio Tremonti. Nulla cambia, invece, per i mutui a tasso fisso. «Un nostro intervento - spiega il ministro dell’Economia - sarebbe stato illegale».
Il cap del 4%, tasso oltre cui lo Stato si prende carico della differenza, è un livello prudenziale. Per fortuna il tasso d’inflazione in Europa e in Italia sta scendendo molto rapidamente: così, ieri, l’Euribor a 3 mesi si trovava al 3,85%, il minimo degli ultimi 21 mesi. A breve, la Banca centrale europea ridurrà ancora di almeno mezzo punto i tassi di riferimento. Tuttavia, proprio l’esperienza di quest’anno ci dice come le cose possano cambiare rapidamente: quindi la misura rappresenta una sorta di assicurazione per i mutuatari, certi che la loro rata 2009 non supererà comunque il 4%.
Per i nuovi mutui, a partire dal prossimo 1 gennaio, il decreto stabilisce che «le banche che offrono mutui garantiti da ipoteche per l’acquisto dell’abitazione principale, devono assicurare ai clienti la possibilità di stipulare il contratto legato al tasso Bce». Dunque, la misura vale soltanto per i mutui prima casa, e non è obbligatoria. Tremonti, a margine della conferenza stampa di ieri, parla infatti di «tasso Bce slash Euribor. Poi - aggiunge - sarà la banca che dirà: io ti faccio il tasso Bce secco, oppure no». Quindi, dice ancora il ministro, «c’è una base trasparente e sicura, un tasso ufficiale: su quella base la banca può fare i prezzi che vuole, ma deve dirlo e il cliente cercherà le condizioni migliori».
Una versione iniziale del provvedimento prevedeva l’obbligo di indicizzare i contratti variabili al tasso centrale Bce, più conveniente dell’Euribor. Il sistema bancario ha osservato che, a queste condizioni, sarebbero emersi problemi per erogare mutui a tasso variabile. L’Abi apprezza l’operato del governo: «È un’importante manovra di politica economica - dice il presidente, Corrado Faissola - che può fornire a famiglie e imprese strumenti e soluzioni per affrontare e superare questa fase».
Il decreto amplia anche le funzioni della Cassa Depositi e Prestiti, consentendole di utilizzare la raccolta postale «per ogni operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto». Attualmente la Cassa finanzia lo Stato, le Regioni e gli Enti locali per la realizzazione di opere pubbliche.