Mutui, Bush nazionalizza E le Borse ora volano

Il Tesoro Usa prende il controllo delle due società specializzate in prestiti ipotecari. Paulson: &quot;Evitata una tempesta sui mercati mondiali&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=289015">Impennata dei mercati finanziari</a></strong><br />

Washington - Alla fine i due liberisti al timone dell’economia americana, Henry Paulson, ex banchiere d’affari ora segretario del Tesoro, e Ben Bernanke, l’economista che guida la Federal Reserve, hanno dovuto arrendersi all’evidenza. In mancanza di un intervento della mano pubblica, il dissesto di Fannie Mae e Freddie Mac, quasi 15 miliardi di perdite complessive negli ultimi 12 mesi, stava rischiando di trasformare la crisi finanziaria in una catastrofe finanziaria. Ieri Paulson ha annunciato il salvataggio diretto dei due colossi del credito immobiliare che garantiscono 5.200 miliardi di dollari di mutui Usa, quasi la metà di quelli in circolazione nel Paese (è proprio il caso di dirlo, visto che i prestiti vengono trasformati in titoli scambiati sui mercati).

A pochi mesi dal salvataggio di Bear Stearns con l’appoggio della Fed (29 miliardi di finanziamento ponte alla Jp Morgan per acquistare la banca), e a poco più di un mese dall’ok del presidente George W. Bush all’intervento su Freddie e Fannie, Paulson ha deciso di esercitare i poteri conferitigli, mettendo a nudo, secondo diversi analisti, le difficoltà di un sistema finanziario cresciuto a dismisura e andato fuori controllo. «È necessario intervenire - ha detto ieri Paulson, che ha messo a punto il piano di salvataggio insieme a Bernanke e a James Lokhart, direttore della Federal housing finance agency -: la nostra economia e i nostri mercati non si riprenderanno finché il grosso del problema immobiliare non sarà alle spalle. Fannie Mae e Freddie Mac hanno un ruolo critico». L’operazione di salvataggio prevede che la Federal housing finance agency prenda in carico i due colossi finanziari gestendoli direttamente e sottoscrivendo fino a 100 miliardi di dollari di azioni privilegiate di ciascuno dei due istituti e acquistando sul mercato i titoli di debito legati ai mutui (le famigerate mortgage backed securities). La Fed metterà inoltre a disposizione liquidità per l’operatività a breve termine («questi passi - ha commentato Bernanke - aiuteranno i mercati immobiliari Usa a riprendersi e porteranno maggiore stabilità finanziaria»).

Il valore delle azioni delle due società verrà diminuito, mentre i detentori di titoli, compresi obbligazionisti e azionisti privilegiati, saranno garantiti dal governo. I vertici di Fannie, Daniel Mudd, e di Freddie, Richard Syron, saranno sostituiti da Herbert Allison, ex amministratore delegato del fondo pensione Tiaa-Cref, e da David Moffett, ex vicepresidente della banca Us Bancorp. Paulson ha ammesso che questo radicale intervento avrà un impatto sui contribuenti americani, affermando inoltre che «il costo finale per i contribuenti dipenderà dai risultati economici dei due istituti in futuro». Il salvataggio, secondo le prime stime degli analisti, potrebbe costare al contribuente americano complessivamente 25 miliardi di dollari nei prossimi due anni, che equivale allo 0,2% del Prodotto interno lordo annuale americano.