Mutui casa, manichini impiccati

Daniele Petraroli

Il cadavere penzola dal semaforo, le mani legate dietro la schiena, la testa incappucciata con un sacco di plastica nero, sul petto un cartello: «30 anni di mutuo». Solo avvicinandosi, siamo sulla via Casilina, ci si rende conto che si tratta semplicemente di un manichino.
Roma si è svegliata così ieri mattina. Con dei fantocci appesi ai cavalcavia, ai lampioni, ai cartelloni pubblicitari, agli alberi, alle insegne delle banche. Tutti con un cappio al collo, un sacchetto in testa e una scritta sul petto. «L’affitto è usura», «Sfratto esecutivo», «Vivevo in affitto». Trecento «impiccati» nella sola Capitale, dalla Prenestina ai Parioli, dal Centro storico alla Colombo, un altro centinaio in provincia. Rieti, Viterbo, Latina e nei piccoli centri. Una singolare protesta contro il «caro-affitti» e gli sfratti che proprio da ieri potrebbero riprendere dopo il blocco natalizio deciso dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica l’8 dicembre.
A lanciare l’allarme sul problema casa, questa volta, però, non è Action, ma gli attivisti di «Casa Pound», centro sociale di destra, riunitisi con altri gruppi, in un «Coordinamento per il mutuo sociale». «Abbiamo cercato di rendere visibile con questa protesta simbolica il processo di disintegrazione dello Stato sociale - spiega Gianluca Iannone, portavoce del gruppo -. Si tratta di un problema molto grave. Casi di suicidio si sono verificati davvero, anche ultimamente. Persone sole che non riuscivano più a pagare un mutuo esorbitante. Questa è la prima azione per pubblicizzare la nostra raccolta firme per il mutuo sociale». Un disegno di legge regionale che rivoluzioni il modo di concepire il problema casa. «L’idea - prosegue Iannone - è quella di creare un ente regionale che costruisca nuovi quartieri rivendendoli a famiglie al prezzo di costo e cioè a circa 80mila euro. Inoltre la rata del mutuo dovrà essere al massimo un quinto delle entrate familiari e senza interessi. Per realizzarlo, però, servono 50mila firme. Così entro un anno la Regione dovrà esprimersi sulla proposta altrimenti si passerà al referendum popolare».
Per il prefetto Serra si è trattato di «una manifestazione macabra quanto folkloristica». Stesso tono per il sindaco Veltroni che ha parlato di «una macabra forma di propaganda elettorale» e per il segretario romano dei Comunisti italiani Fabio Nobile («manifestazione raccapricciante»). «È un’iniziativa ridicola perché è proprio la destra ad essere responsabile di quello che accade», è il commento di Action. Per Vincenzo Piso, presidente della federazione romana di An, «non si capisce come mai, tanti addetti ai lavori del settore sociale, e in particolare di coloro che in vari modi, si dedicano all’emergenza casa nella nostra città, si sbraccino per censurare una tale iniziativa. Sembra quasi che i giovani di Mutuo sociale abbiano commesso il reato di lesa maestà nei confronti di alcuni professionisti della protesta».
Per Luca Malcotti, consigliere comunale sempre di An, «i promotori mettono all’ordine del giorno un tema vero, quello dell’emergenza casa al di là del taglio della manifestazione».
«Casa Pound» non è nuova a iniziative di questo genere. Lo scorso anno dei manichini impiccati furono attaccati a dei palloncini in occasione del Rimi (rassegna italiana del mercato immobiliare) alla Fiera di Roma. Il gruppo di destra è stato protagonista di numerose occupazioni «a scopo abitativo». «Una di esse - conclude Iannone - fu sgomberata, caso unico nella Capitale, proprio un anno fa senza che ci fosse un’ordinanza di sgombero. Si trattava di un palazzo del gruppo di Ricucci poi sequestrato a dicembre in seguito alle inchieste della magistratura». Alle scorse elezioni regionali «Casa Pound» arrivò anche a presentare un proprio candidato, Gerri, nella «Lista Storace». Obiettivo lo stesso di ieri, ottenere dalla Regione Lazio una legge sul mutuo sociale.