Mutui e rate, la famiglia italiana ha debiti per 14.800 euro

Studio della Cgia di Mestre sull’esposizione nei
confronti di banche e finanziarie. Il carico maggiore riguarda i romani (21.148 euro a nucleo), seguono Milano e Lodi Le famiglie più leggere sono al Sud: gli "ultimi" vivono a Vibo Valentia (6.494 euro)

da Milano

Se una ragione di fondo si può individuare nella crisi «subprime» di questi giorni, che sta causando crolli a catena nelle Borse mondiali, essa sta nel credito facile che alberga negli Stati Uniti. Le famiglie americane sono le più indebitate del mondo, e quando il volano del debito diventa incontrollabile, diventa loro difficile far fronte agli impegni: tuttavia c’è sempre banca o finanziaria disposta a far credito ugualmente, anche se il cliente è ormai inaffidabile. La qualità del credito scade e diventa, appunto «subprime». In Italia i crediti ormai ritenuti inesigibili - che comunque mantengono un loro mercato estremo, border line - vengono chiamati «marci». Rende l’idea.
Ma nel nostro Paese il debito delle famiglie, oltre ad essere sensibilmente inferiore a quello degli stati Uniti, ha una qualità diversa, perché da noi nessun istituto finanziario presta denaro senza garanzie. Ecco il confronto: negli Stati Uniti il debito medio di una famiglia (dati 2005, ultimi disponibili) era di 84mila euro; in Italia ha toccato nel marzo di quest’anno i 14.800 euro, circa un sesto.
Sull’indebitamento delle famiglie italiane, con assoluta tempestività, ha diffuso uno studio la Cgia di Mestre, che stabilendo la media del debito ha anche stilato una classifica delle città più esposte e di quelle più virtuose. In quei 14.800 euro sono compresi i mutui immobiliari, i finanziamenti per ristrutturazioni, i prestiti per l’acquisto di beni mobili, il credito al consumo. Il carico maggiore di per famiglia riguarda Roma (21.148 euro), Milano (20.142), Lodi (19.616). Le famiglie meno indebitate vivono a Vibo Valentia (6.494), Reggio Calabria (6.587), Avellino (6.680), Isernia (6.732): tutte città del Sud.
Anche quando si parla di incremento dell’indebitamento per famiglia avvenuto negli ultimi cinque anni (dall’introduzione dell’euro, 81%) è proprio al Sud - sottolinea la Cgia - che vengono registrate le percentuali di crescita meno elevate. A Potenza, per esempio, l’incremento è stato del 37,3%, mentre ai primissimi posti della classifica, nuovamente di dominio del Centro e del Nord, spiccano solo tre province del Mezzogiorno: Napoli, dove il debito delle famiglie è cresciuto del 105,6%, Caserta (98,36%) e Crotone (93,31%). Il record della crescita del debito delle famiglie appartiene alla provincia di Reggio Emilia che ha registrato un incremento del 105,78%, seguita da Piacenza (102,26 %).
Quello che lo studio non mette a fuoco è il costo finanziario di questo debito: visto che si tratta di un mix di mutui (tassi bassi) e di credito al consumo (tassi elevati), una media ragionevole può essere considerata tra l’8% e il 10%; significa che la media degli oneri finanziari a famiglia è stimabile intorno ai 1.500 euro all’anno; l’intero stock di debito delle famiglie (37 miliardi di euro) è gravato di interessi per circa 3,7 miliardi.
Se, da un lato, le famiglie sono sempre più indebitate, hanno anche una passione per azioni e obbligazioni, che restano protagonisti del portafogli italiani: e tutti stanno vivendo in queste ore con trepidazione la riapertura delle Borse. I titoli di Stato, come Bot e Cct, invece, riscuotono sempre meno successo, arrivando a rappresentare, nel 2006, solo il 4,8% delle attività finanziarie delle famiglie, contro il 7,2% del 2004 e l’8,4% del 2002. I dati sono stati rilevati dalla Banca d’Italia. In base ai dati diffusi da Palazzo Koch, lo scorso anno la ricchezza finanziaria netta delle famiglie era pari a 2,7 volte il reddito disponibile, «valore invariato rispetto al 2005 e superiore a quello della media dell’area euro», sottolinea Palazzo Koch, precisando come alla fine del 2006 il 28% delle disponibilità finanziarie era costituito da liquidità (circolante e depositi), il 20% da obbligazioni, il 34% da azioni e quote di fondi comuni e il 18% da fondi pensione e prodotti assicurativi.