Mutui, in giugno tasso record: 5,85%

Il mese scorso gli interessi sui
prestiti per la casa hanno raggiunto il massimo dall’agosto 2002. Finanziamenti in calo nei primi 5 mesi 2008. Le banche si preparano a inviare le proposte per la rinegoziazione

Roma - L’inflazione colpisce duramente i mutuo-people italiani. In giugno, cioè già prima del rialzo al 4,25% dei tassi ufficiali da parte della Banca centrale europea, il tasso sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni era arrivato al 5,85%, il massimo dall’agosto del 2002.

Un anno prima, nel giugno 2007, il tasso applicato dalle banche era pari al 5,49%. L’Euribor a tre mesi, il tasso di riferimento per i mutui, è giunto al 4,961%. Il Bollettino mensile dell’Associazione bancaria, che riporta i dati, ricorda tuttavia che il tasso d’interesse reale - ovvero la differenza tra il tasso nominale sui mutui e l’inflazione - è più basso adesso rispetto al 2002. Sei anni fa, la differenza era infatti di tre punti percentuali, mentre oggi (con l’inflazione che ha raggiunto il 3,8%) il differenziale è sceso a due punti. «Purtroppo, non possiamo andare al di sotto del costo della raccolta - osserva l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo -: oggi l’Italia è il Paese con i margini più bassi fra quelli in cui operiamo».
Tutto questo non rincuora le famiglie indebitate con mutui a tasso variabile, che vedono comunque lievitare sempre più il rateo mensile da corrispondere alla banca. Per questi motivi, le famiglie italiane si stanno spostando massicciamente verso il tasso fisso, anche se Bankitalia ricorda che i contratti indicizzati rappresentano ancora il 70% circa del totale. Quest’anno, chi ha acceso un nuovo mutuo ha scelto, in oltre il 60% dei casi, il tasso fisso; mentre fino al 2003 il 73% aveva preferito il tasso variabile. Secondo i dati dell’Abi, resta più elevato il ricorso al tasso fisso in Paesi europei come la Germania, l’Olanda e Belgio. Il variabile prevale invece in Spagna, Portogallo e Irlanda. Nei primi cinque mesi dell’anno, osserva ancora l’Associazione bancaria, i nuovi finanziamenti per mutui casa sono scesi a 18,4 miliardi di euro contro i 21 miliardi dello stesso periodo del 2007.

Secondo le associazioni dei consumatori - considerando mutui, carte di credito rateali, fidi bancari e prestiti vari - due famiglie italiane sui tre hanno problemi di indebitamento. Per quanto riguarda il mutuo casa a tasso variabile, adesso gli interessati attendono con le dita incrociate i nuovi dati sull’inflazione europea e le successive mosse della Bce. L’alternativa è quella di ricorrere alla rinegoziazione dei mutui, prevista nell’intesa Abi-Tesoro. Entro l’estate i mutuatari riceveranno dalla loro banca una lettera con le proposte di modifica del contratto, in particolare il passaggio dal tasso variabile a un tasso fisso calcolato sulla media del 2006: una modifica che, accanto alla riduzione della rata mensile, comporterà inevitabilmente un allungamento dei tempi di rimborso. Per i clienti che accetteranno la proposta, le nuove condizioni partiranno dal prossimo 1° gennaio 2009. In alternativa, nella lettera ai clienti la banca ricorderà che resta possibile - secondo il decreto Bersani - la portabilità del mutuo da un istituto creditizio all’altro, qualora l’interessato concordi condizioni più favorevoli.