Mutui sulla casa più leggeri: le rate tornano ai tassi 2006

L’accordo tra esecutivo e banche consente di rinegoziare i patti passando dall’interesse variabile a quello fisso. Benefici per 1.250.000 famiglie. <strong><a href="/a.pic1?ID=263296">Tremonti: &quot;Troppe famiglie che soffrono&quot;</a></strong>

Napoli - «La situazione è difficile, molto difficile: ne siamo consapevoli. Ma abbiamo molta volontà di fare», dice Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri. E per togliere il Paese dal declino - sono sempre parole del presidente del Consiglio - e metterlo sulla scia dello sviluppo, Giulio Tremonti si presenta a Napoli con due provvedimenti già noti (azzeramento dell’Ici sulla prima casa e detassazione degli straordinari) e uno conservato nel cassetto: la rinegoziazione dei mutui.

Il ministro dell’Economia anticipa l’intervento prima ancora dell’inizio della conferenza stampa conclusiva. Poi quando il premier gli chiede di illustrare il provvedimento nel dettaglio, i due inscenano un duetto.

L’accordo con le banche - spiega Tremonti - è stato «possibile grazie alla moral suasion del presidente del Consiglio... e grazie alla fiscal suasion del ministro dell'Economia...». «Perché le hai minacciate che inviavi la Guardia di finanza?», scherza Berlusconi. «No - sorride il ministro - ho detto che avrei rimodulato la base imponibile» degli istituti di credito. «Ed ora, in attesa di questo - aggiunge - abbiamo realizzato una riforma a costo zero».

In pratica, chi aveva contratto un mutuo a tasso variabile, e si è visto lievitare il rateo per l’aumento dei tassi d’interesse, potrà tornare ai tassi del 2006, in cambio di un allungamento della scadenza del contratto. E alla fine, se ha versato più del dovuto, potrà avere i soldi indietro. «Non abbiamo realizzato un miracolo - spiega Tremonti - ma penso che abbiamo dato sollievo alle famiglie (circa 1.250.000, ndr) cadute nella trappola dello stipendio fisso e tassi variabili. Insomma, abbiamo fatto uno sforzo comune per un interesse nazionale: aiutare le famiglie in difficoltà. Un po’ meno di Ici, un po’ meno di mutui tolgono le famiglie dall’angoscia» per la perdita del potere d’acquisto.

E in questo quadro si inserisce l’introduzione della cedolare secca al 10% sugli straordinari e sui premi in busta paga. Confermate le soglie per accedere all’agevolazione: 30mila euro di reddito e un «monte ore» straordinari di 3mila euro.

La sensazione che Tremonti trasmette in conferenza stampa, però, è che questi interventi del governo rappresentano soltanto un «primo passo» di una politica economica «più ampia», e che vedrà la luce con l’anticipo (insieme al Dpef) di un «pezzo» di legge finanziaria. Un provvedimento che - spiega il ministro - sarà articolato su un esercizio temporale «di tre anni e che realizzerà tutti gli impegni elettorali e quelli europei».

Di più, il ministro non dice. Ma fa capire che per comprendere la sua strategia bisogna rileggere Einaudi («se volete - scherza con i giornalisti - vi posso segnalare qualche testo») e la teoria dei «guadagni di congiuntura».

Già nel provvedimento destinato ad anticipare la Finanziaria, Tremonti dice che conta di inserire «una rimodulazione della base imponibile di varie industrie». Frase che ripete più avanti, parlando degli interventi che conta di introdurre. Nella sostanza, l’idea del ministro è di recuperare risorse (allargando la base imponibile: cioè il valore sul quale pagare le tasse) da quei settori che hanno registrato ricavi, grazie all’andamento della congiuntura che li ha favoriti.
Così pare di capire che oltre alle banche (a cui ha già promesso una revisione della loro base imponibile, magari modificando alcune agevolazioni fiscali oggi riconosciute), nel mirino di Tremonti potrebbero entrare anche le compagnie petrolifere, che acquistano la materia prima in dollari e la rivendono in euro. E proprio il forte apprezzamento dell’euro sulla moneta americana è una, anzi la prima, causa esterna di appesantimento dell’economia italiana ricordata da Berlusconi. «Lo subiamo - sottolinea il premier -. Così come subiamo la concorrenza asiatica, l’aumento del prezzo del petrolio; e conserviamo negatività come un costo dell’energia più alto del 35% per l’abbandono del nucleare e una pubblica amministrazione più costosa del 50%, rispetto alla media Ue».