Myanmar, 5 morti. Si riunisce l'Onu

Almeno tre delle vittime sono monaci. Le forze dell'ordine sparano sulla folla e feriscono 150 persone. Nono giorno di protesta <strong><a href="/video.pic1?ID=myanmar2" target="_blank"><strong>(guarda il video)</strong></a></strong>: manganelli e fumogeni per disperdere i manifestanti. <strong><a href="/a.pic1?ID=208937">Aung San portata in carcere</a></strong>

Yangon - Sono almeno cinque i morti e 150 i feriti dopo le cariche della polizia sui manifestanti. Dopo nove giorni consecutivi di protesta sono arrivate anche le vittime nelle manifestazioni pacifiche dei bonzi birmani. Tra le vittime accertate, tre sono monaci. Pare che uno dei religiosi morti fosse novantenne: è stato ucciso Yangon, nei pressi della pagoda di Sule, dove i soldati del regime questa mattina hanno sparato alcuni colpi per disperdere la folla, e almeno altri 17 monaci sono rimasti feriti. Tre persone sono morte a causa dei colpi di arma da fuoco, mentre le altre due sono decedute davanti alla pagoda di Sule. A riferirlo è il segretario generale del Consiglio dell’Unione birmana a Cecilia Brighi, responsabile del Dipartimento Esteri della Cisl. "Un altro monaco sarebbe stato ferito", ha aggiunto Brighi. Ma la protesta dei monaci buddisti contro il regime militare che governa la ex Birmania da 45 anni non si è ancora placata.

Riunione dell'Onu Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunità per consultazioni urgenti sulla ex Birmania, alle 15 ora di New York (le 21 in Italia). Lo ha annunciato il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, dato che la Francia riveste la presidenza di turno del Consiglio per il mese di settembre.

L'Ue: "Stop alle violenze" La commissaria Ue alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner ha fatto appello alle autorità birmane perchè "fermino immediatamente il ricorso alla violenza" contro i manifestanti. In una nota, la commissaria esprime la sua "forte preoccupazione" e la sua "totale condanna" per la repressione esercitata contro i monaci e i cittadini.

Dichiarazione congiunta Ue-Usa L’Unione europea e gli Stati Uniti, in una dichiarazione congiunta hanno chiesto alle autorità della Birmania "di porre fine alle violenze e ad avviare un processo di dialogo con i leader pro-democrazia inclusa Aung San Suu Kyi e i rappresentanti delle minoranze etniche". "La Ue e gli Usa hanno concordato di considerare passi ulteriori contro il regime birmano che comprende anche la possibilità di imporre nuove sanzioni", ricorda la commissaria portoghese nella nota diffusa.

Spari sulla folla Ieri la giunta ha schierato le forze di sicurezza, un monito del regime per disperdere il corteo. Ma oggi ha dato l'ok affinché sparassero. E così è stato, anche se i colpi erano indirizzati in aria, sopra le teste dei manifestanti. Anche se un diplomatico francese, Emmanuel Mouriez, dichiara che gli spari erano diretti proprio ai manifestanti. E parla di "spargimento di sangue". I presenti parlano di numerosi feriti. E ora i morti sarebbero cinque. Il corteo era riunito dinanzi la pagoda di Sule, uno dei centri nevralgici delle proteste di questi giorni, e da dove aveva preso origine la "rivolta degli studenti" nel 1988. Gli spari, secondo testimoni, hanno costretto la folla a fuggire.

Arrestate 300 persone Almeno 300 persone sono state arrestate e caricate su autocarri, tra cui diversi religiosi dalle forze dell'ordine birmane. La folla applaudiva e inneggiava ai monaci, circa un migliaio, che hanno sfilato in corteo nonostante già in precedenza le forze di sicurezza fossero intervenute caricando con manganelli e gas lacrimogeni un corteo di bonzi nei pressi della famosa pagoda Shwedagon, arrestando e picchiando decine di persone e di monaci. La folla gridava a soldati e poliziotti "imbecilli, imbecilli". Spari di avvertimento sono stati uditi anche in altri quartieri della ex capitale birmana dove si svolgevano altre manifestazioni, secondo testimoni.

In carcere attore birmano Il regime militare birmano ha schierato stamani centinaia di poliziotti e di soldati vicino ai monasteri e ai templi di Yangon. Il più famoso attore birmano, Zaganar, che aveva dato il suo appoggio alle manifestazioni contro la giunta al potere, è stato intanto arrestato in nottata mentre si trovava a casa sua.

Ieri, notte di coprifuoco a Yangon L’ex capitale e principale città di Myanmar ha trascorso la prima notte sotto coprifuoco e con accesso limitato. Il provvedimento, in vigore dalle 21 alle 5 (ora locale), è stato decretato ieri ed è stato imposto anche alla seconda città del Paese, Mandalay. Oggi le pagode non erano chiuse ma i fedeli che vi si recano - hanno riferito testimoni - vengono perquisiti prima di essere autorizzati a entrare.

Brown: "Al più presto Consiglio di Sicurezza Onu" Il premier britannico Gordon Brown ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla situazione a Myanmar, "Paese - ha detto- sul quale tutto il mondo in questo momento ha gli occhi puntati". Brown ha aggiunto che l’Unione europea "ha intenzione di valutare un ampio ventaglio di sanzioni che potrebbero essere imposte". Anche il premier britannico, come il presidente Usa Goerge W. Bush, ha usato il termine Birmania (e non quello di Myanmar, dato dalla nomenclatura dittatoriale al Paese).