Myanmar, almeno nove morti Gli Usa ai militari: fermatevi

Uccisi un fotoreporter giapponese e otto manifestanti. Ultimatum della polizia, poi scatta la caccia ai giornalisti stranieri. Cento arresti al corteo di questa mattina <strong><a href="/video.pic1?ID=myanmar3">(guarda il video)</a></strong>. La giunta: &quot;La nostra risposta è moderata&quot;

Yangon - Sale a nove il numero delle vittime della repressione messa in atto dalle forze di sicurezza birmane oggi a Yangon, durante il decimo giorno di protesta capitanata dai monaci buddisti contro il regime militare. Un fotoreporter giapponese e otto manifestanti sono stati uccisi dalla polizia birmana nei pressi della pagoda di Sule, punto di arrivo dei cortei di questi giorni.

Il fotografo ucciso Il fotoreporter giapponese ucciso si chiamava Kenji Nagai, aveva 50 anni e lavorava per l’agenzia video giapponese Apf, ha precisato un portavoce della testata. Nagai è colpito dagli spari della polizia nei pressi della pagoda di Sule, dove manifestavano oltre diecimila persone. Il governo di Tokio si è detto pronto a presentare una protesta formale dopo l’uccisione di un giornalista giapponese. Il ministero degli Esteri nipponico ha fatto sapere di ritenere le autorità di Myanmar responsabili della morte del reporter. Un altro fotoreporter straniero, con al polso un braccialetto con la bandiera degli Stati Uniti, è rimasto ferito nello stesso episodio e la sua videocamera è stata sequestrata dai militari.

L'ultimatum della polizia Erano in 70mila i manifestanti che oggi sono scese in piazza contro la giunta militare al governo da 45 anni. La folla si è però data alla fuga dopo l'ultimatum lanciato dalle forze di sicurezza birmane: "Vi diamo 10 minuti. Se non ve ne andate, adotteremo misure estreme", hanno gridato i 200 soldati e poliziotti dagli altoparlanti, stando a quanto riferito da testimoni.

L'arcivescovo di Yangon: "Temo il bagno di sangue" "Temo un bagno di sangue". Lo ha detto l’arcivescovo cattolico di Yangon, Charles Bo, anche lui vittima dei lacrimogeni lanciati dai militari per disperdere i manifestanti riuniti alla padoga Sule, nella capitale del Myanmar. "Ma la gente è convinta - ha proseguito l’arcivescovo - che solo una escalation di violenza porterà a una situazione simile a quella di Timor Est, quando le Nazioni Unite sono dovute intervenire".

100 arresti durante il corteo Nel frattempo, stando alle dichiarazioni dei testimoni, la polizia ha arrestato almeno cento manifestanti nel centro di Yangon e due persone sarebbero rimaste ferite. E nuovi spari sono stati uditi presso la stazione ferroviaria di Yangon. Mentre l’agenzia missionaria Misna ha riferito che alcuni dei soldati si sono rifiutati di sparare sulla folla, altri hanno preso i monaci a bastonate.

Caccia ai reporter stranieri Le truppe birmane hanno fatto irruzione nell’hotel Traders nel centro di Yangon e stanno setacciando stanza per stanza alla ricerca di giornalisti stranieri entrati nel Paese con visto turistico. Ne dà notizia la radio locale Rawadi. L’albergo sorge nei pressi della pagoda di Sule dove anche stamani si sono riuniti decine di migliaia di manifestanti per protestare per il decimo giorno consecutivo contro la giunta militare.

Monaci arrestati Centinaia di monaci, almeno 850, sono stati arrestati dalle forze militari birmane dopo la mezzanotte a Yangon, per impedire nuove manifestazioni di protesta nella ex capitale. Duecento religiosi sono stati arrestati in un blitz all'alba. Altri 500 monaci sono stati prelevati dal monastero di Mogaung a Yankin nel distretto meridionale di Yangon e altri 150 a Ngwe Kyar Yan a Okkalapa, distretto orientale della ex capitale. "Solo due o tre monaci ammalati non sono stati arrestati",ha dichiarato un testimone che vive accanto al monastero di Ngwe Kyar Yan. I soldati hanno fatto irruzione nei monasteri e portato via i monaci sui camion, coprendoli con dei teloni.

Dall'Onu nessun accordo E oggi continua la protesta pacifica. Già più di 10mila persone sono in piazza, e la polizia, anche oggi, non ha esitato a sparare per disperdere la folla. Dalla riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu, però, non è arrivato nessun accordo sulle sanzioni da impartire al regime birmano.

Il regime: "Rispondiamo alle provocazioni" La giunta militare cerca di screditare la protesta pacifica dei monaci, che hanno cominciato a manifestare dieci giorni fa a piedi nudi e senz’armi, forti solo del loro prestigio religioso. "Il governo si sta impegnando a mostrarsi moderato nel rispondere alle provocazioni" ha detto un diplomatico, riportando le parole del ministro degli Esteri birmano. Secondo il quotidiano di Stato "Nuova luce del Myanmar", sono stati i manifestanti a provocare le violenze di ieri, lanciando pietre contro i soldati che sarebbero stati costretti a sparare per disperdere la folla. Residenti a Myanmar dichiarano che "le reti televisive governative trasmettono soltanto musica, inframezzate da proclami circa l’illegalità dell’azione dei monaci, richiamando decine di decreti emessi dalla dittatura militare in questi ultimi 20 anni e sottoscritti dalla leadership buddista del Paese".

Il premier in esilio: "Sanno solo la lingua della forza" Il premier del governo birmano in esilio, Sein Win, ha esortato Unione Europea e Stati Uniti ad "agire con più vigore e a offrire un sostegno più efficace e più concreto alla voce democratica del Paese". Impegnato in un tour in varie capitale, il capo del governo in esilio, nonché cugino del premio Nobel Aung San Suu Kyi, a Parigi ha incontrato ieri il presidente francese Nicolas Sarkozy, al quale ha chiesto di rilanciare gli appelli alla giunta militare al potere in Birmania per non usare la forza contro i manifestanti. "La giunta conosce solo la lingua della forza", ha detto al quotidiano della gauche, Sein Win.

Bruxelles, riunione ambasciatori Ue Il Comitato dei 27 rappresentanti permanenti dell’Ue (Coreper) a Bruxelles è d'accordo sulla necessità di inasprire le sanzioni già in vigore contro Myanmar. Le nuove sanzioni, precisano gli ambasciatori, sono volte a colpire la giunta, ma non a isolare la popolazione.

Bush: "Stop alle violenze subito" Dopo l'Ue anche la Casa Bianca ribadisce il suo monito alla repressione messa in atto dal regime militare birmano e ha intimato alla giunta militare di Myanmar di "fermare la violenza contro le proteste pacifiche subito". "Il governo del Myanmar non deve ostacolare le aspirazioni del suo popolo alla liberta", ha detto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe: "Devono fermare la violenza contro queste manifestazioni pacifiche adesso".