Myanmar, Bush: "Nuove sanzioni contro il regime"

Il presidente degli Usa annuncia nuovi provvedimenti contro il regime militare birmano nel corso dell'assemblea delle Nazioni Unite. Oggi per l'ottavo giorno consecutivo i monaci buddisti sono scesi in piazza, ma le forze dell'ordine sono intervenute in tenuta antisommossa. <strong><a href="/media.pic1?ID=252" target="_blank"><font color="#ff6600">Le immagini del corteo</font></a>. <font color="#000080"><a href="/video.pic1?ID=myanmar" target="_blank">Il video</a></font></strong>

Yangon - Sanzioni economiche in arrivo per il regime militare che da 45 anni governa nella ex Birmania. Ad annunciare le nuove disposizioni è stato il presidente americano George W. Bush nel corso dell'assemblea generale dell’Onu. Bush ha detto che gli americani "sono sdegnati" per la situazione in Myanmar e che i nuovi provvedimenti sono tesi ad "aiutare la popolazione a riconquistare la liberta". Nel preannunciare le sanzioni economiche contro il regime di Myanmar, Bush ha invitato le altre nazioni del mondo ad unirsi alla pressione sulla giunta militare responsabile di numerosi violazioni dei diritti umani. Bush ha elencato una lunga serie di atrocità commesse dalla giunta militare che ha imposto "un regno di 19 anni di paura" nel paese, soffocando le libertà di base.

Bush: "Minoranza perseguitate e libertà ridotte" "Libertà di base come quelle di espressione, raduno e religione sono severamente ridotte - ha proseguito Bush - Le minoranze etniche sono perseguitate. Lavoro forzato per i minorenni, traffico di persone, stupri sono fenomeni diffusi". E' questa la situazione che si vive nella ex Birmania. "Il regime ha imprigionato oltre un migliaio di detenuti politici includendo Aung San Suu Kyi, il cui partito ha ricevuto massicci voti nel 1990", ha ricordato Bush. "Gli Stati Uniti rafforzeranno le sanzioni economiche nei confronti dei leader del regime e dei loro sostenitori - ha concluso il presidente Usa - Imporremo un bando più esteso ai visti per i responsabili delle più gravi violazioni dei diritti umani, includendo nelle misure i loro familiari".  

Anche oggi 100mila in piazza L'avevano promesso a conclusione del corteo di ieri: domani si replica. E così è stato. Al grido "democrazia, domocrazia" e a dispetto delle minacce di repressione se fossero scesi nuovamente in piazza, la manifestazione contro la giunta militare che guida l'ex Birmania da 45 anni ha ripreso a camminare. A Yangon, la capitale sono già in 100mila in marcia. Sotto un sole a picco, almeno 30mila monaci buddisti sfilano pacificamente per le strade della principale città del Paese, accompagnati da decine di migliaia di persone. La manifestazione si svolge nonostante le minacce della giunta che aveva intimato ai monaci di non immischiarsi nella politica e invitato la popolazione e non uscire di casa.

"Liberi dalla tortura" "Liberi dalla tortura", scandiscono alcuni; "che la pace sia nei nostri cuori e nei nostri spiriti", "che la nostra bontà si propaghi attraverso il mondo", ripetevano altri slogan. La gente attende sui marciapiedi il passaggio dei monaci, raccontano alcuni testimoni, applaudendo al loro passaggio e offrendo loro fiori. Alcuni studenti sventolano bandiere con l’effige del pavone, simbolo della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace.

L'intervento della polizia La polizia è intervenuta per disperdere la manifestazione dei monaci che si stava tenendo a Yangon. Camion carichi di poliziotti in assetto anti sommossa sono arrivati dentro la capitale. Con scudi, manganelli e fucili, la polizia si è schierata nella parte della città chiamata Botataung, vicino ai luoghi teatro delle ultime manifestazioni.

La protesta è iniziata per l'aumento della benzina Le manifestazioni hanno avuto inizio il 19 agosto scorso, per protestare contro l’aumento del prezzo della benzina. Da allora il numero dei partecipanti non ha fatto che aumentare e le manifestazioni hanno assunto una dimensione politica più ampia, senza paragoni dal 1988, quando un movimento in favore della democrazia venne represso nel sangue, con tremila morti. I militari, che sono al potere in Birmania da 45 anni, attualmente guidati dal generale Than Shwe, hanno intimato ai monaci e alla popolazione di fermare la proteste ma finora non sono intervenuti con la forza, assumendo un profilo molto basso nella vicenda.

Ieri 100mila per le strade di Yangon "Dobbiamo essere uniti", cantavano i monaci in testa al corteo. Dopo la manifestazione di ieri, cui hanno aderito 300mila persone in tutta Myanmar (oltre 100mila a Yangon), questa mattina per le strade di Yangon sono circolati alcuni camion attrezzati di megafoni da cui si avvertiva che sarebbero stati presi provvedimenti, non ultimo il ricorso alla forza, contro quelle che sono definite manifestazioni illegali.

La reazione internazionale La comunità internazionale continua a esortare la giunta a dare prova di moderazione. Oggi il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, intende annunciare nuove sanzioni contro il regime di Myanmar. Secondo quanto anticipato ieri dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Stephen Hadley, nel discorso che pronuncerà in apertura della sessantaduesima Assemblea generale dell’Onu il presidente parlerà di ulteriori misure tra cui il divieto di ingresso negli Usa per i vertici del regime militare e per i loro familiari.

L'Ue chiede moderazione La Commissione Ue è "molto preoccupata" per la situazione politica in Myanmar e in particolare per l’aumento della forza militare, schierata dopo le manifestazioni pacifiche degli ultimi giorni. "Invitiamo tutte le parti in causa, e in particolare il governo, ad esercitare la massima moderazione", ha detto il portavoce Amadeu Altafaj-Tardio, sottolineando il carattere "pacifico" delle proteste e invitando le autorità dell’ex Birmania a rispettare "il diritto legittimo alla libertà di espressione e riunione". Nei confronti di Myanmar la Ue ha in vigore dal 1996 sanzioni, tra cui l’embargo delle armi, il divieto di ingresso nell’Unione europea e il congelamento dei beni per i leader della giunta militare e il divieto per le imprese registrate nei paesi Ue di investire in aziende di Stato birmane. Nel marzo scorso le sanzioni sono state prolungate fino al marzo del 2008. Ulteriori inasprimenti potrebbero essere decisi dagli Stati membri della Ue.