«Né destra né sinistra: siamo sempre noi stessi»

Adalberto Signore

da Milano

«La libertà, Sancho, è uno dei doni più preziosi che i cieli abbiano concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono eguagliare. E per la libertà, come per l’onore, si può avventurare la vita». È questo uno dei moniti che Don Chisciotte della Mancia rivolge al suo scuderio Sancho Panza. E proprio a questa frase, tratta dal romanzo di Miguel de Cervantes che quest’anno compie quattro secoli, si ispira la ventiseiesima edizione del Meeting di Rimini che si aprirà domani. «La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini è un titolo che affronta una questione molto interessante», spiega Giorgio Vittadini, presidente della fondazione per la Sussidiarietà, uno dei leader storici di Comunione e liberazione.
Un tema che sarà al centro dell’appuntamento riminese?
«Assolutamente sì. Il senso del messaggio è che l’uomo che pensa di darsi la libertà da solo è all’origine di tutti i mali. La libertà è un dono, è data all’uomo che nel suo cammino ha bisogno di essere accompagnato e aiutato da Dio, un Dio che si è fatto uomo e abita in mezzo a noi. E sarà il tema della libertà - in tutte le sue sfaccettature - l’argomento portante del Meeting. Libertà nella religione e nell’educazione, ma pure nel sociale e nella vita economica. Mi chiedo, per esempio, possono i piccoli e grandi imprenditori italiani e europei riuscire ad abbandonare l’economia della rendita? E poi si parlerà di libertà nella politica, ma pure nell’architettura. Insomma, sarà il punto di partenza di tutti i dibattiti che affronteremo nella settimana del Meeting».
Ancora una volta sarà Marcello Pera ad aprire i lavori.
«Quello con il presidente del Senato è certamente uno degli appuntamenti più importanti. Pera ha avuto il grande merito di essere uno dei personaggi del mondo laico che più hanno provato ad elevare il dibattito politico attuale dal contingente cercando di proporre discorsi di livello. Ma anche l’incontro con José Maria Aznar sull’Europa sarà un momento cruciale».
Qualcuno ha detto che Cl si avvicina al primo Meeting di Rimini dopo la scomparsa di don Giussani con qualche incertezza. Scomparso il padre i figli sarebbero senza guida...
«Non bisogna farsi fermare dalla nostalgia. Il carisma di don Giussani ci guiderà sempre, perché come ci insegna la comunione dei Santi, sarà una presenza sempre viva nella Chiesa. Ora dobbiamo seguire il suo insegnamento. “Difendiamo il futuro”, era uno dei motti che preferiva. Ecco, è arrivato il momento di metterlo in pratica e guardare avanti. Don Giussani ha il carisma del fondatore, Julian Carrón, il suo successore, ha la responsabilità affidatagli direttamente da Giussani di assicurare la continuità dell’esperienza del movimento come possibilità per tutti».
Uno degli incontri più attesi è quello su «I riformisti» con Roberto Formigoni e Francesco Rutelli. Qualcuno parla di prove tecniche per un grande centro o terzo polo che dir si voglia.
«La verità è che sia Formigoni che Rutelli sono personaggi che negli ultimi tempi hanno un po’ mosso le acque sollevando nei loro rispettivi schieramenti temi di grande respiro. Non è possibile che ogni cosa sia sempre letta in funzione di chissà quale progetto politico».
Qualche anno fa si disse che eravate vicini a Berlusconi, oggi che vi state riposizionando sul centrosinistra. È così?
«Un dibattito tra comari trito e ritrito. Ieri mi accusavano di essere il lacchè di Berlusconi, oggi sono schierato con l’Unione. Insomma, una bandierina. La verità è che noi siamo sempre gli stessi, ragioniamo e giudichiamo con la nostra testa e non stiamo alle dipendenze di nessuno. Il problema è che si arriva a un punto che anche i giornali non sanno più cosa scrivere e si perdono in queste elucubrazioni. Un po’ come le pagine sportive del mercoledì: o ci si inventa la rissa negli spogliatoi o non hanno ragione di esistere».