Nabucco, trionfo di musica ma il pubblico resta freddo

La prima di stagione al Carlo Felice è passata non senza scricchiolii. Quelli veri, fuori scena, e quelli esecutivi, forse parziale riflesso delle difficoltà organizzative dietro le quinte. Piccoli incidenti qua e là, un brando invocato ma invisibile, un attrezzista che compare di corsa sul palcoscenico, ma soprattutto l'assenza di un disegno registico, che senza dubbio non ha aiutato gli interpreti. Peccato, perché l'idea di inondare di luce chiara un'opera solitamente cupa non era affatto male, e avrebbe potuto avere risvolti originali. In più, l'ottima direzione di Daniel Oren non è bastata a garantire uno spettacolo musicalmente inappuntabile. Lui sempre esuberante, istrionico, ma indiscutibilmente padrone dello spartito: «Nabucco» nelle sue mani ritrova la giusta tensione e drammaticità e con lui l'orchestra suona sempre al massimo. Venerdì abbiamo ascoltato un complesso orchestrale degno di un grande teatro. E così diremo del coro, che ha cantato con intensità e sicurezza, regalando un'esecuzione di "Va' Pensiero" davvero toccante: strano che non sia stato chiesto il bis. Strano e significativo. Il pubblico in effetti non è sembrato particolarmente entusiasta. Applausi sì, ma con moderazione, con un nugolo di gente accalcato alle porte mentre i cantanti ancora si buttavano sulla ribalta. Insomma, la serata è stata piuttosto fredda, con alcuni silenzi non poco imbarazzanti e qualche perplessità palpabile. Veniamo ai cantanti. Brava Dimitra Theodossiou (Abigaille), che gestisce la voce con eleganza e abilità tecnica, ma non sempre a suo agio nella parte, con alcune asprezze nella tessitura acuta e debolezze in quella grave; e bravo anche Riccardo Zanellato (Zaccaria), che ha restituito un buon personaggio; senza infamia e senza lode l'esecuzione di Tiziana Carraro (Fenena). Altrettanto non si può dire di Sergey Murzaev (Nabucco), che di buono ha la tantissima voce, dal timbro interessante, non usata però al meglio, lontano dal fraseggio del belcanto italiano; non adeguato infine Nazzareno Antinori (Ismaele). Costumi (Carla Ricotti) di stampo tradizionale e colorati, scene (Alessandro Camera) dominate invece dal bianco: la scalinata semovente, il gigantesco papiro a tronco di cono che sollevato svela le diverse ambientazioni, il sipario su cui vengono proiettati i passi biblici; con alcuni begli effetti di luce contrastanti riferiti ai due popoli antagonisti.