Nadal-Federer, gli idoli litigano per la politica

Succede nei matrimoni, figuriamoci nelle amicizie, soprattutto quando alla fine ci sono dei soldi di mezzo. Così in Australia, al via dell’Open di tennis, più che il fatto che Flavia Pennetta e Fabio Fognini siano già a casa al contrario del bravo Flavio Cipolla e della solita Francesca Schiavone, al primo turno fa il botto la sfida tra Nadal e Federer. I quali, se tutto va bene, si dovrebbero incontrare in semifinale, ma che invece - per colpa dello spagnolo - hanno già cominciato a duellare in conferenza stampa.
Strana storia in realtà, perché tra il Divino e il Fenomeno la rivalità è sempre stata a colpi di fair play: un servizio qui, un passante là e poi - a partita finita - stretta di mano e abbracci. Solo che adesso Nadal non ci sta più e il motivo del contendere è la lunghezza e la pesantezza della stagione, ciò che insomma ha ridotto a ferrivecchi le sue ginocchia. Tanto che Rafa, ha confessato ieri, ha sentito un male cane giusto il giorno prima di giocare il primo turno e solo alzandosi da una sedia: «Non voglio fare misteri: ero lì seduto e all’improvviso...». Crac. Un po’ come quella strana amicizia che fin qui nessun ultrà di parte era riuscita a scalfire.
Fino a quando però Nadal, che negli ultimi tempi non sembra più lo stesso (e lo aveva detto qualche mese fa lo zio-allenatore Toni), ha preso a pallate l’amico-nemico: «È facile dire «non ho nulla da dire, va tutto bene» con aria da gentleman, lasciando che gli altri si consumino. Ama il circuito, ma lo amo anch'io e sebbene penso che sia migliore di molti altri sport, questo non significa che non lo si possa migliorare e cambiare le cose che non vanno. Finire la propria carriera pieno di dolori e problemi non è positivo. Se lui finirà la carriera fresco come una rosa è perché ha un corpo straordinario, ma io, Djokovic e Murray non finiremo freschi come rose». Bum. E in pratica: di chi è la colpa? Di Roger, s’intenderebbe, il quale programma preparazione e calendario prendendosi meritati riposi ed evitando al minimo lucrose esibizioni di cui invece altri approfitterebbero anche con una stagione ufficiale più corta.
Così Rafa - scornato anche dal fatto che a capo del circuito mondiale non è stato eletto il suo candidato - minaccia scioperi per poi scusarsi ufficialmente con la sua metà tennistica: «Avrei dovuto dire a Roger queste cose personalmente, ma a volte non so stare zitto». Il Divino, intanto, si scrolla le briciole dal completino sempre perfetto: «Non c’è nessun problema e nemmeno rancore con Rafa. Una volta diceva: “Quello che sostiene Roger va bene anche per me”. Adesso è cresciuto e ha le sue idee. Va benissimo così: più dibattito c’è e meglio sarà il tennis per il futuro». Amici come prima, insomma. E la morale della favola è che forse Nadal ha ragione: è facile fare il gentleman. Ma non è roba per tutti.