Nagano e la prima versione dell’«Uccello di fuoco»

Kent Nagano, il noto direttore, di famiglia giapponese ma nato negli Usa, la cui presenza a Roma, nelle ultime stagioni, s’è fatta regolare e costante, torna oggi sul podio di Santa Cecilia, dopo il bel successo ottenuto, qualche mese fa, dirigendo il geniale seppur strampalato Viaggio a Reims di Gioacchino Rossini. E vi torna, ancora con un programma inusuale. Innanzitutto Mozart, con uno dei concerti pianistici fra i più belli e conosciuti (n.23, K 488), avendo al suo fianco un ottimo pianista italiano: Benedetto Lupo. Ma la curiosità maggiore del programma sinfonico di Nagano, sta nell’Uccello di fuoco di Igor Stravinskij, scritto per i Balletti russi di Diaghilev, nel 1909, eseguito l’anno seguente a Parigi e che procurò al musicista grande successo - il primo - e fama internazionale. Maurice Ravel, a dir il vero, sul successo di quel balletto aveva una sua curiosa teoria, frutto di invidia per il giovane collega russo. Il successo l’aveva ottenuto - a suo parere - perché il balletto precedente, sulla medesima ribalta parigina, si era rivelato insignificante. La storia dell’Uccello di fuoco merita di essere conosciuta. Quel balletto, Diaghilev lo aveva commissionato ad Anatolij Ljadov, compositore russo di un certo nome, il quale prima temporeggiò e poi rifiutò l’invito; al che Diaghilev girò la richiesta al giovane Stravinskij che s’era fatto poco prima notare con Feu d’artifice. Ljadov, secondo quanto ne ha scritto Stravinskij, non se la prese; anzi ne fu ben felice, perché il suo giovane amico, più che offenderlo, lo aveva sollevato da un peso. All’indomani del debutto parigino del suo balletto, Stravinskij ne ricavò una suite, che reca la data del 1911, della durata di una ventina di minuti circa; nel 1919, una seconda suite, della durata pressocché identica alla precedente, ma con alcuni numeri al posto di altri e destinata ad un ensemble più ridotto rispetto all’originale; infine, terza ed ultima nel 1945, con il nome modificato in Ballet suite, di poco più lunga delle precedenti, che debuttò con una memorabile coreografia di Balanchine, e che tiene di frequente il posto della versione originale. La quale versione, che Nagano propone a Santa Cecilia, a giudizio di Stravinskij, era «troppo lunga e di qualità saltuaria». Il balletto, il cui soggetto è ispirato alla favolistica russa, racconta di un principe, Ivan, il quale cattura e poi libera il magico «uccello di fuoco»; per suo tramite, riesce a rendere inoffensivo il gigante Katscei, ed a conquistare l’amore di una principessa, sua prigioniera. -Auditorium. Sala Santa Cecilia. Oggi alle 18, lunedì 14 (ore 21), martedì 15 (ore 19.30). Info: 06.8082058.