Nanni Moretti passa dal girotondo alla giravolta

L’estate fa male ai girotondi. Non c’è solo il flop delle candidature dei movimenti alle primarie del centrosinistra (130 adesioni); c’è anche l’intervista, caduta nel nulla, di Nanni Moretti su l’Espresso. In altre stagioni l’uscita morettiana, sparata in copertina, avrebbe raccolto commenti, provocato reazioni, suggerito spunti. Stavolta, niente. Vero che l’intervista era un po’ tarocca, nel senso che le annunciate rivelazioni sul Caimano, segretissimo film anti Berlusconi, si limitavano a qualche tiepida notiziola sul cast. Ma almeno 13 delle 26 domande vertevano sulla situazione politica, per la serie: ipotesi & bilanci.
Della stagione girotondista, ricorderete, il cineasta fu artefice e direttore artistico, fino al capolavoro della manifestazione a piazza San Giovanni, quel 14 settembre 2002. «Un’emozione collettiva formata da tante individualità, ognuna con i propri desideri e le proprie paure», sillaba Moretti alla giornalista di fiducia, anch’essa esponente della «società civile». Dopo aver circondato la Rai, il Senato e il ministero alla Pubblica istruzione, quella moltitudine di persone sembrava aver in mano i destini del centrosinistra; tanto da consigliare a Rutelli e Fassino, ancorché svillaneggiati sul palco, di baciare la sacra pantofola morettiana. Il fuoco era fatuo. Ora anche il regista voterà Prodi alle primarie, deludendo l’amico Flores d’Arcais. Ma vedrete che l’indignato Caimano diventerà egualmente simbolica bandiera della campagna elettorale: non so quanto portando fortuna al centrosinistra, certo riempiendo i cinema e le prime pagine.