Nanni s’inventa il film quiz gioco astruso per cinefili

Locarno gli dedica una giornata: lui interroga i fan sul cinema che gli piace e non dimentica di attaccare Berlusconi

da Locarno

Imbozzolato dalla retrospettiva, che Locarno consacra a lui, «héros tragique puisque il combat apres la défaite», eroe tragico (combatte dopo la sconfitta), quando «tout est déjà perdu», tutto, ormai, è perduto (così Jean-Michel Frodon, nel catalogo della rassegna), Nanni Moretti ieri si è consegnato al culto della propria persona, che nella Svizzera degli «gnomi» in ginocchio, con la crisi delle banche, rappresenta una botta di vita. Nemo propheta in patria, così il Caimano, stanco, smagrito, lento alla parola (odia le vacanze, ma prenderne una da se stesso gli gioverebbe), questo «héros tragique» si materializza, avvolto dall’imbarazzato silenzio delle grandi occasioni. Il timido applauso di un paio di giornalisti-claquers rompe il ghiaccio, ma il grande freddo rimane, come nei richiami della foresta tra ex-compagni di scuola. Del resto, al cineasta, attore, produttore, spettatore, urbaniota impegnato nel «mouvement de résistance citoyen» (il «movimento di resistenza cittadino»), culminato, per Frodon «avec les girotondi», Locarno ha fatto, più che un monumento, una lapide. Lustra di memorie, come il restauro di Palombella rossa (1989, ieri in Piazza Grande), dove il personaggio-feticcio di Michele Apicella (ahi, quel nome condiviso col menestrello personale della sua bestia nera, Berlusconi) cerca di ricostruire la propria identità di dirigente Pci, dopo un incidente d’auto. «Prima scrivevo un film con più disinvoltura: ero un carrarmato, nei rapporti con gli altri. Amo le scene in cui faccio a botte, nuoto, o corro: mi piace l’attività fisica non simulata e Palombella rossa parla anche di questo», spiega il multiforme ingegno del ’53.
«Difficile fare l’interpretatore di se stesso, ma il mio rapporto col cinema è cambiato: in Caos calmo, ho fatto solo l’attore, collaborando alla sceneggiatura di un altro regista», dice il rivoluzionario proprietario della sala cinematografica romana Nuovo Sacher (buon fatturato).
E l’incontro con l’ultima icona della cinefilia «vintage», pronta a rimpiangere i tempi del cineclub, quando si cambiava il mondo, discutendo di Ecce Bombo (1978) o della scena in cui Nanni vomita bolle blu, al solo sentire il nome di Lina Wertmüller, o di quell’altra, dove lui fa capire ai compagni come non sia riprovevole adorare la Nutella, restava uno stracco ping pong, se non ci scappava il tormentone: Berlusconi boia. «Trovo grave che in Italia non esista opinione pubblica: chi, come me, ricorda la democrazia, sa che non è normale che una persona, con tanto potere, possa guidare il Paese. Dovrei dire: ci sono i giovani. Ma Berlusconi, con le sue tivù, ha spostato il Paese».
Copione frusto, insomma, nel Moretti-Day, proseguito in un pomeriggio altamente simbolico: in via Bossi, al cinema dismesso «Ex Rex», ancora in cerca d’un gestore, s’accalcava una folla ansiosa d’andare alla sbarra. E di azzeccare i criptici quesiti di Filmquiz, gioco-filmino scritto, diretto e interpretato da un Moretti spettatore. Ripreso mentre siede in sala, Nanni lancia 40 indizi su altrettanti film, dai Settanta a oggi, come raccontini della sua vita di cinefilo. «Estate ’79, Jill Clayburgh in vestaglia»… «Victor Cavallo si fa male il nodo della cravatta»… «Julia Roberts, imbarazzata dai sandali infradito»… e via con l’enigma, mentre i convenuti scrivevano le risposte su una scheda. Il primo premio? 11 giorni a Vienna, in giro per pasticcerie. Il secondo? 5.000 franchi svizzeri, spendibili in libri, Cd, dvd. Avrà indovinato la ragazza cicciotta, che leggeva Silone prima d’entrare?
«L’ho trovato difficile», commenta, dopo, un anziano con alpenstock, mentre una coppia attempata confronta i propri compitini. E lui, Nanni? Prima del buio in sala, ha preso la rincorsa e, da vecchio ragazzo, s’è fiondato in poltrona. Con scavalco, sbandicchiando un po’.