Naomi intervista Chavez: "Bush? È solo un pazzo"

La modella inviata di una rivista inglese. E il presidente venezuelano va a ruota libera: "Americani colpevoli di genocidio"

George Bush «completamente pazzo», il governo Usa colpevole di «genocidio», Fidel Castro «il leader più elegante al mondo» e Carlo di Windsor addirittura «simpatico». Chi credeva di aver letto tutto, che si fosse ormai toccato il fondo e che almeno la Gran Bretagna fosse rimasta un Paese normale… be' quel «signor Chi» si dovrà ricredere. Perché sull'imminente numero dell'ultra patinata rivista britannica GQ - riuscito alibi editoriale per maschietti con cui dare alle stampe pelle muliebre malcelata sotto succinti panni di cultura e attualità - quel limite è stato superato. In un'intervista con due protagonisti quantomeno bizzarramente assortiti.

La prima - l'intervistatrice - è Naomi Campbell, sinuosa top model di cioccolato, invidiabile ex di una nutrita schiera di fortunati, irosa e reiterata picchiatrice di colf nonché, per un breve periodo - molto breve, troppo breve! - estemporanea spazzina a New York per sentenza di un saggio magistrato che molti di noi ameremmo prendere in servizio attivo, dando magari in cambio il pm John Woodcock.

L'intervistato è invece il presidente venezuelano Hugo Chavez, uno tanto amico del dittatore cubano Fidel Castro da aver tentato di rubargli l'idea di eliminare quel fastidioso termine del mandato presidenziale, passando più sbrigativamente all'incarico a vita. Solo che lui l'idea l'ha rubata male - da dilettante, se vista con gli occhi di Castro - sottoponendola al voto referendario. Con l'ovvio risultato di una solenne bocciatura, il 2 dicembre scorso.

Rivelando fonti imprecise, la Campbell ha detto di aver scelto Chavez per aver «sempre sentito dire che è un presidente della gente, del popolo e volevo scoprire se era vero». Ha poi aggiunto che «dall'ultima volta che ero stata in Venezuela, 10 anni fa, la gente mi è sembrata più felice» e precisato di non aver voluto «giudicare o analizzare le opinioni politiche del presidente. Sono andata a intervistare Hugo Chavez, l'uomo». Nessuno ne avrebbe dubitato. Resta il fatto che la neo-giornalista, comprensibilmente in rodaggio, non ha saputo arginare Chavez, campione mondiale di sproloquio.

Così lui, battezzato da Naomi «angelo ribelle», è balzato sulla ghiotta opportunità di ribalta internazionale riconfermandosi nel ruolo di autoproclamato leader terzomondista che sfida il gigante americano e il suo presidente. Degli Usa, ha vaticinato che «l'Impero dell'aquila sta cadendo», dato che «quando il mondo ha paura, è questo l'ultimo passo prima della caduta». Ha poi rivelato che «il petrolio finirà in metà del mondo, ma noi qui ne abbiamo per altri cento anni», confessando come però Castro gli raccomandi sempre «questo non lo devi dire, perché ogni volta che lo dici Bush ti prende di mira».

Poi, gli argomenti più soft. Come l'eleganza del leader cubano, la cui uniforme «è impeccabile, gli stivali lucenti, la barba elegante». Quelli più intimi, con l'ammissione che sarebbe pronto anche lui a posare a torso nudo, come ha fatto Vladimir Putin, motivando la disponibilità con un gigionesco invito - «Tocca che muscoli!» - rivolto alla modella. E infine il gossip, approfittando della britannicità di Naomi. Rivelando che Carlo d'Inghilterra «gli è simpatico» e dicendo forse l'unica verità di tutta l'intervista: e cioè che Camilla, rispetto a Diana, «non è così bella, vero?».

Ora, la cosa preoccupante per noi è che Naomi minaccia di ripetersi. L'intervista a Chavez è infatti soltanto il primo atto di una potenziale carriera da prestigiosa collaboratrice. Non si sa se per sincera e autentica «chiamata» letteraria o per alternativa professionale in lungimirante anticipo sull'arrivo delle smagliature, l'impegno della Campbell con GQ prevede un'intervista al mese. E se la prossima dovesse avere come protagonista il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, il titolo lo avremmo già pronto e siamo disposti a fargliene dono: «La bella e la bestia».