Naomi Watts a Manhattan inciampa nelle false piste

Stay («Resta») di Marc Forster, il regista di Monster's Ball e Neverland, schiera Ewan McGregor e Naomi Watts, più Bob Hoskins. Ciò basterà perché qualcuno gli attribuisca dignità formale e vada a vederlo. I requisiti in effetti ci sono, ma questo è un film che inganna lo spettatore, mettendolo su una falsa pista, che si rivela tale solo alla fine. Siamo in una New York piovosa: lui (McGregor) è psichiatra, lei (la Watts) è una sua ex paziente ed ex aspirante suicida. Il paziente attuale di lui è un giovane artistoide (Ryan Gosling), teso al suicidio, di cui ha stabilito dove e quando... Il gioco di specchi procede per un’ora e quaranta minuti, durante i quali lo psichiatra - che si chiama Foster e non Forster, come il regista - compie azioni che solo i medici dei film e dei telefilm compiono per i pazienti. Dopo 21 grammi e The Ring, la Watts appare in un altro giallo pleonastico e parapsichico dove sgrana gli occhioni blu; McGregor è ancora una volta fuori parte, con l’aggravante che qui fa lo psichiatra, mentre è il suo personaggio che ne avrebbe bisogno, visto che si aggira per Manhattan in bicicletta.

STAY - NEL LABIRINTO DELLA MENTE di Marc Forster (Usa, 2005), con Ewan McGregor, Naomi Watts. 102 minuti