Napoleone Berbizier contro la Francia L’Italia vuole una meta per il suo ct

Il tecnico sfida per la prima volta il suo passato: sulla panchina dei galletti sfiorò la grande impresa ai mondiali del ’95

Paolo Bugatto

da Parigi

Il sogno di Berbizier si è infranto sotto la pioggia di Durban, nella semifinale mondiale del '95 contro il Sudafrica. La sacrosanta meta di Abdelatif Benazzi che solo il fischietto gallese Bevan non ha visto. Poi, una beffa dietro l'altra, fino al dono di un orologio d'oro da parte della federazione sudafricana al direttore di gara per grazia ricevuta. Era il segno dei tempi, il valore «politico» di un mondiale che il Sudafrica di Mandela doveva vincere a tutti i costi e che alla fine si aggiudicò anche a spese dei favoritissimi All Blacks. Di quel mondiale Berbizier è stato la vittima più illustre. A Durban si è chiusa la sua parentesi rugbystica che dieci anni dopo si riapre alla guida dell'Italia.
Questo pomeriggio (ore 15, diretta La7) la sfida è contro la Francia, vale a dire contro il suo passato. Si gioca allo Stade de France anche se lui, piccolo re del Parco dei Principi, nel catino di Saint Denis non ci ha mai messo piede. La sfida è contro la nouvelle vague di Bernard Laporte che dopo le vittorie nei test dello scorso autunno, ha cominciato a balbettare in questo inizio di torneo. Sconfitti dalla Scozia al debutto e fischiati dal proprio pubblico contro l'Irlanda, i galletti allineano contro gli azzurri una squadra innervata di gente esperta. Torna Thomas Castaignede nel ruolo di estremo a sostituire i mezzi fallimenti chiamati Brusque e Dominici. Poi Traille nella cerniera del midfield e Lievremont come numero 8. Come dire, andiamo sul sicuro perché Grenoble '97, quando gli azzurri di Coste schiantarono la corazzata di Villepreux e Skrela, non si dimentica facilmente.
Contro il suo passato Berbizier non fa rivoluzioni. Tra i quindici che andranno in campo l'unica novità è Del Fava, il colosso di Bourgoin chiamato a sostituire Dellapè in seconda linea. Per il resto la spina dorsale della squadra è la stessa vista all'opera contro Irlanda e Inghilterra. Quello che il Napoleone di Saint Gaudens chiede alla sua squadra è una maggiore attenzione ai dettagli visto che il tema generale dell'organizzazione di gioco sembra essere ormai assimilato. Piccole cose che ancora fanno la differenza tra una grande squadra e l'Italia. I galletti fanno paura per la loro istintiva capacità di trasformare in oro ogni pallone che passa per le loro mani, ma gli azzurri hanno dalla loro delle strutture difensive contro cui hanno sbattuto un po' tutti. 206 placcaggi la dicono lunga sulla maginot costruita da Berbizier. Solo la Francia fa meglio degli azzurri con 228. E solo l'anno scorso la musica era nettamente diversa. È uno dei tanti miracoli dell'alieno Berbizier che ritrova sulla strada il suo passato e qualche sua frustrazione ma che può trovare il suo futuro e le sue speranze.