Da Napoleone a Chavez: toto-sosia per il Cavaliere

Non bastava l’originale. È partita la gara al sosia, non sempre fisico. Da destra a sinistra, i giornali di ogni tipo giocano con le figurine, Silvio Berlusconi ormai è una doppia, tripla, quadrupla, rivisto, corretto, paragonato. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, addirittura il suo vicino di lavoro e di orchestra (al pianoforte) Fedele Confalonieri lo ha paragonato a Lenin e a Eltsin, roba grossa, rossa, bolscevica, rivoluzionaria. Il tredici di aprile del Diciassette Vladimiro Ilich Uljanov, foraggiato dai marchi di Germania, fece ingresso, su treno blindato, in Russia avendo già l’idea di allestire l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche alleggerendo il proprio biglietto da visita, Lenin e stop. Nell’estate del Novantuno Boris Eltsin sarebbe salito sulla torretta di un carro armato per arringare la folla radunata davanti alla Casa Bianca di Mosca, sito del Soviet supremo di cui sopra; domenica scorsa Silvio-Vladimiro-Boris Berlusconi, sul predellino di un’automobile in sosta, nella piazza San Babila in Milano, ha annunciato al popolo la svolta, ovviamente non della vettura ma della politica.
Non è mica finita qui. Se Confalonieri è andato nella steppa, gli altri si sono sparsi per l’orbe terracqueo. Già cavaliere «mascarato» per la perfidia di Antonio Ricci e Striscia, Berlusconi ha trovato parentado in Mao Tse Tung, così il Foglio o il Riformista. Gli mancano la nuotata plastica dinanzi a spalti gremiti di fotografi e la stesura del libretto rosso (nero). Dalla Cina con furore si va in Sudamerica. Volete mettere un Perón che fu? Un paio di politici parenti-serpenti gli hanno ammollato il paragone, Bossi nel Novantaquattro, fiero del ko al governo, così gracchiò: «Ho fatto cadere un peronista!», Cossiga da sempre in poi picconatore: «Pa-Perón Berlusconi».
Restiamo in zona: va di moda il parallelo Silvio-Hugo Rafael Frias, al secolo Chavez, il venezuelano che ha idee precise, ferme, eterne, parla e sparla al punto che re Juan Carlos di Spagna, è cronaca recente, gli ha detto muovendo l’indice della mano come il professore con l’alunno indisciplinato: «Por qué no te callas?», perché non stai zitto?, invito che bolle nel corpo di molti avversari, ma anche sodali, del Cavaliere. Come si può facilmente capire e leggere, trattasi, nella maggior parte, di politici di sinistra, l’accostamento provoca orticarie e scongiuri. Per par condicio e par agone, come ricorda Repubblica, impossibile dimenticare Benito Mussolini, troppo facile, troppo prevedibile, la bazza, la postura, la statura, la dittatura, la capigliatura, roba da Zelig e affini.
Libero ha voluto rendere omaggio ai francesi, appena favoriti dalla nostra nazionale di pallone: dunque Berlusconi Bonaparte, un Napoleone, ci risiamo con le battute cabarettistiche; ma il cavaliere lombardo, a differenza del militare corso sull’isola, va in villa e non in esilio, però il generale non ha esercito ma è bravo di suo, uno che Dio me l’ha data guai a chi me la tocca, dove Dio per qualcuno è Lui medesimo. Restando nella douce France ecco Nicolas Sarkozy, ultimo prodotto della nouvelle vague politica, duro e puro, dato in pasto ai francesi dalla moglie stanca di egoismi e tradimenti, senza lettere ai giornali ma con carte in tribunale, fino al divorzio annunciato a reti unificate.
I giochi sono comunque aperti, la collezione di figurine non è completata, si annunciano nuovi personaggi, Silvio Berlusconi aspetta, spera e si diverte mentre Veltroni e Prodi soffrono di invidia, l’album di Walter e Romano è malinconicamente vuoto, al massimo sa di chewing gum e mortadella.