Tra Napoleone e gli Asburgo Viaggio fra i palazzi dell’800

Da Palazzo Reale all’Hotel et de Milan, dallo Zucca al Cova in un periodo carico di fermenti sociali, politici, culturali e artistici

Matteo Chiarelli

Milano degli Absburgo e di Napoleone, di Maria Teresa d'Austria e del Regno Italico. Milano del Risorgimento e dell'Indipendenza, dei patrioti delle Cinque giornate e dell'Unità nazionale. Milano e la sua storia, negli ultimi tre secoli, carica di rivolgimenti politici e sociali, di fermenti culturali ed artistici. E ad ogni cambiamento, il tessuto urbanistico è rimasto segnato, trasformato dalla vita reale del momento. Così lo sviluppo della città è risultato complesso e articolato, ricco di monumenti, palazzi, teatri, luoghi di ritrovo, ognuno dei quali porta le tracce del periodo storico attraversato. Immaginando un percorso per le vie del centro, osserveremo alcuni degli edifici che, costruiti dagli ultimi decenni del Settecento fino ai primi del Novecento, sono testimoni della vita della metropoli. Questo tragitto non può che partire da Palazzo Reale, che riassume i principali eventi di Milano, dalla dominazione austriaca ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Attualmente primo spazio espositivo del capoluogo, l'antico edificio venne ristrutturato in forme neoclassiche dall'allora «Imperial Regio Architetto» Giuseppe Piermarini (lo stesso della Scala), al servizio della casata degli Absburgo.
A breve distanza, in piazza Duomo 21, ha sede uno degli storici locali della città, il Bar Camparino, oggi Caffè Zucca, dal 1867 luogo di ritrovo per i protagonisti della cultura milanese, attratti dalla nuova moda dell'aperitivo, che ebbe probabilmente allora le sue origini. Pochi passi e in via Manzoni troviamo il Grand Hotel et de Milan, sorto nel 1863. Qui hanno soggiornato personaggi famosi come Wagner ed Hemingway, Maria Callas e De Chirico. Qui Giuseppe Verdi abitò spesso fin dal 1872. Un aneddoto racconta che nel 1887, dopo la prima dell'«Otello» alla Scala, la carrozza che riportava il maestro al Grand Hotel venne staccata dai cavalli e trainata a braccia dai milanesi che volevano rendergli omaggio per il trionfo scaligero appena ottenuto. Sempre al «Milan» anni dopo, nel 1901, Verdi si spense: durante le sue ultime ore, più volte al giorno venivano affissi all'ingresso dell'albergo i bollettini con lo stato di salute del maestro e su via Manzoni fu messa della paglia per attutire i rumori delle carrozze e dei cavalli, affinché non disturbassero il grande musicista. La sua stanza è stata conservata come allora.
A breve distanza, in via Bigli 21, un altro noto palazzo, che nella seconda metà dell'Ottocento ospitò il salotto della contessa Clara Maffei, ritrovo per uomini di cultura e patrioti. Qui sostarono lo stesso Verdi e Balzac, Rossini, Manzoni, Cattaneo, Correnti, Manara. Tra il 1884 e il 1900 vi soggiornò anche Albert Einstein. Nelle vicinanze, in via Montenapoleone 9, ha sede la Pasticceria Cova. Le antiche origini del Cova si legano alle vicende risorgimentali. Nel 1848, infatti, durante le Cinque Giornate di Milano, a combattere gli austriaci sulle barricate, c'era anche Antonio Cova, già soldato di Napoleone, che nel 1817 aveva fondato l'omonimo Caffè, allora però all'angolo tra via Verdi e via Manzoni. Proprio durante quei giorni di battaglia un colpo di fucile nemico, penetrando da una finestra all'interno della sala, ruppe il grande specchio del bar. A lungo il cristallo rotto venne conservato come simbolo di lotta, in un locale ormai eletto a luogo di riunione di nobili patrioti milanesi, artisti, scrittori, musicisti e uomini pubblici. Lo frequentarono prima Tito Speri, Cairoli, Mazzini, Garibaldi, più tardi Giovanni Verga, Arrigo Boito, Claudio Treves e Sabatino Lopez. Proseguendo nel percorso non si potranno dimenticare nè Palazzo Morando Attendolo Bolognini, in via S. Andrea 6, nobiliare edificio settecentesco, oggi sede del Museo di Storia Contemporanea e del Museo di Milano, nè Palazzo Isimbardi, in corso Monforte 35, le cui antiche origini risalgono addirittura al Quattrocento, e che ora ospita il Consiglio provinciale della città. In via Mozart infine c'è Casa Necchi Campiglio, opera dell'estroso architetto Piero Portaluppi. Venne costruita negli anni Trenta come tipico edificio privato della borghesia milanese e dei suoi valori di gusto e mondanità.