Napoli adesso è libera, olé Ma non erano alleati con chi governava prima?

Con la prima dichiarazione da sindaco l’ex magistrato De Magistris si esalta: "Abbiamo salvato la città". Peccato, al potere c’erano i suoi alleati

Napoli liberata? Ma da chi? Il nuovo sindaco De Magistris sceglie la prima dichiarazione nell’archivio storico dello sbarco di Salerno: ullalà, arrivano i nostri, la dittatura è finita, finalmente torna la democrazia in città, le truppe dell’oppressione si ritirano sconfitte. Perfetto: ma le truppe dell’oppressione chi erano? Quelle della Iervolino? O quelle di Bassolino? Sono vent’anni che la sinistra governa ininterrottamente la città. Se questa è una liberazione, beh, è stata innanzitutto una liberazione dal Pd.
Per carità: il Pdl ha preso una batosta storica e dovrà pure interrogarsi sulle sue gravissime mancanze. Non riuscire a vincere in una città che è stata amministrata dalla Iervolino è come non riuscire a battere a braccio di ferro un uomo su cui è passato un caterpillar. Bisogna impegnarsi a fondo e con grinta per riuscire a fare una simile figura da peracottari. Però, ecco, se la sconfitta è del Pdl, non altrettanto evidente è la vittoria del Pd. Anzi, «la città resta in mano al centrosinistra», gongola la Iervolino. Ma come? La città non è stata appena liberata?
La verità è che in Campania hanno perso sia il Pdl, sia il Pd, sia, soprattutto, la politica. Un napoletano su due ha scelto di non andare a votare. E quelli che sono andati a votare hanno scelto di appoggiare non i candidati degli schieramenti principali, ma un rappresentante dell’anticasta, un ex magistrato dalle cause perse, un masaniello dalle manette facili e dal pensiero debole che non rappresenta nessuna cultura politica, nessun radicamento ideale, ma fa da collettore di tutti malumori locali e nazionali. Malumori che, in tempo di crisi e di indignados, hanno ben ragione di esistere, sia chiaro. Ma bastano per governare?
Per il momento non importa. Avanti, si fa festa, si suonano i tamburi in piazza Plebiscito. Vedrete che, per un po’, il grande vento dell’entusiasmo coprirà tutto e tutti. Un film cui abbiamo già assistito ai tempi del cosiddetto Rinascimento di Bassolino. Ricordate quante celebrazioni? La delinquenza? Sparita. I bassi? Sanati. La miseria? Arricchita. La camorra espulsa. E i morti ammazzati? Incidenti sul percorso del riscatto. La gente spara? È in segno di festa. La gente spara ancora? La festa è proprio grande. Grazie a De Magistris la legalità trionferà, l’immondizia sparirà e Hamsik resterà a giocare al San Paolo. Anche la camorra, per dire, dov’è finita? Dicevano che controllava tutte le elezioni. Dicevano che non si poteva vincere a Napoli senza il suo appoggio. Invece De Magistris ha trionfato. E la camorra, fateci caso, non c’è già più. Nessuno ne parla nelle dichiarazioni post voto.
Ma si capisce: appena vince la sinistra le grandi emergenze finiscono. Non c’è più il pericolo della camorra, non c’è più l’attentato alla Costituzione, non c’è più la dittatura che mortifica la democrazia. Strana dittatura, no? Si va alle urne, si vota, c’è chi vince e c’è chi perde. Però se vince democraticamente la destra si grida al regime. Se vince democraticamente la sinistra, invece, si grida alla liberazione. Ma liberazione de che? Qui a Napoli governavano la Iervolino e Bassolino, se mai c’è stato un regime e un malaffare era il loro. E ognuno sceglie di farsi liberare da chi crede, anche se non può non apparire strano un Paese in cui si sventolano le manette come simbolo di libertà...
Eppure il nuovo miracolo partenopeo, il sangue del San Gigi delle manette che si scioglie e dà il via alla festa di piazza, ha un pregio: rende ancora più evidente la duplice sconfitta. Quella del Pdl, certo, ma anche quella del Pd. Il partito di Bersani, infatti, per vincere ha dovuto rinunciare a se stesso, rinnegare il suo passato e nascondere le sue magagne e le sue vergogne dietro il lembo di una toga. E adesso ha capito che davanti a sé a solo due strade, in tutto il Paese: o rinunciare di nuovo a vincere o rinunciare per sempre a se stesso. Affidandosi a un masaniello, a un Pisapia, a qualche estremista rosso. O a un giudice liberatore (nel senso che ci libera dal Pd).