Napoli ancora senza tregua L’esercito ultima speranza

La guerra di camorra fa un morto ogni tre giorni. Il sindaco Iervolino: «Stato d’emergenza». Il prefetto: «Soldati? Non siamo a Bagdad»

da Napoli

Il solito Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, il solito fiume di dichiarazioni di guerra alla camorra dei politici: dal sindaco Iervolino al presidente della Regione Campania Bassolino, da Pecoraro Scanio a Mastella. Il «dopo», successivo a ogni strage di camorra, è sempre lo stesso, da trent'anni a questa parte ma, i risultati, sono sotto gli occhi di tutti: la camorra spadroneggia, nel 2007 sono già state uccise 28 persone, una ogni tre giorni.
Immancabile, arriva poi, anche il colpo di genio. Stavolta è venuto al sindaco, Rosa Russo Iervolino, ex ministro dell'Interno. Fallito il «Patto per la sicurezza», firmato in pompa magna qualche mese fa con il capo del Viminale, Giuliano Amato, la Iervolino ha detto di avere «sempre creduto poco alla presenza di militari disancorati dal territorio, ma in una situazione di emergenza nella quale siamo, non si deve escludere niente. Se la situazione dovesse aggravarsi, potrei anche avanzare questa richiesta al Governo».
In serata, il prefetto Alessandro Pansa, ha gelato i sogni del sindaco. «Non sono innamoratissimo dell'impiego dell'esercito, in un contesto urbano. Se mettiamo i militari dentro Napoli, diventa un po' difficile utilizzarli in maniera adeguata. Non stiamo a Bagdad o nel Kosovo. Se dovessi essere chiamato ad esprimere un parere tecnico direi no all'utilizzo dei militari». Per il senatore Pionati «la Campania deve diventare una emergenza nazionale e il centrodestra ha il dovere di organizzare finalmente una opposizione credibile».
La «rivoluzionaria» idea di riportare per la quarta volta i militari a Napoli è venuta al sindaco, all'indomani dell'omicidio di Vincenzo Cerbone, cognato del boss Salvatore Torino, massacrato venerdì scorso tra la folla a Materdei, con sette colpi di pistola mentre la moglie è miracolosamente scampata. Cerbone è la vittima numero 12 di questo nero marzo napoletano, la decima in appena 9 giorni. Tra queste vi è anche, Ciro Giuliano, 50 anni, cugino del pentito, Luigi Giuliano, ex boss di Forcella. Abbastanza per non sentirsi più dire da Iervolino e Bassolino che la violenza «non è un fenomeno esclusivamente napoletano».
Cerbone è anche l'ultimo morto dell'interminabile faida del Rione Sanità, tra Giuseppe Misso e lo scissionista Salvatore Torino. I due boss sono in carcere ma, chi è fuori progetta e compie agguati (11 omicidi in un anno e mezzo). Ma, c'è anche un'altra faida, che dura da due anni e mezzo, ed è quella di Secondigliano tra il clan Di Lauro e un gruppo di scissionisti. I boss delle due bande, sono tutti in carcere ma chi aspira a prenderne il posto sta continuando il massacro.
Carabinieri e polizia e pm della Dda, non stanno a guardare: ieri sera hanno arrestato un killer di Secondigliano e quattro giorni fa la stessa sorte è toccata, in una sola notte, a 172 appartenenti ai clan Giuliano e Mazzarella. Sono finite dentro le donne dei Giuliano, Marianna e Erminia, rispettivamente figlia e sorella dell'ex boss Luigi. Ma, non basta: la camorra, apparentemente ridimensionata da queste operazioni, riesce sempre ad assorbire il colpo, mettendo in campo i figli, le mogli e, quando non basta, i fedelissimi. Spiega un poliziotto. «La camorra può contare su un esercito sterminato di affiliati, che si ingrossa ogni giorno che passa.
«Le forze dell'ordine scoppiano di lavoro, inondate come sono dalle deleghe di indagine», ha detto in una intervista al «Mattino», il procuratore, Giovandomenico Lepore. Più agenti e carabinieri per un lavoro di intelligence, sognano i magistrati.
Tornando ai militari, sembrano diventati il terminale per ogni emergenza napoletana: il centrosinistra li vorrebbe per fronteggiare il dramma rifiuti, li rivorrebbe per fare la guerra ai clan. L'ultima volta, fu nel '98 ma, fini con una strage davanti al carcere di Poggioreale, con un blindato di militari che, al crepitare dei mitra dei killer, si guardò bene dall'intervenire.