Napoli, bimbo travolto dalla porta di calcetto: in due anni sono rimasti uccisi dieci ragazzi

Dal divertimento alla tragedia. Ieri una vittima in Campania: travolto un baby giocatore di dieci anni. La traversa gli ha sfondato la cassa toracica. I titolari dell'impianto: "Struttura ben ancorata per terra". Ma a vederla i dubbi restano

Nel campo di calcio le porte sono l’equivalente delle oasi nel deserto. Tre pali bianchi che, come palme verdeggianti, ti mettono subito allegria. Avvistare una traversa è tutt’uno col tirare fuori il pallone e cominciare a giocare. Poco importa se la porta ha dietro di sé la rete o il nulla; se si erge su un terreno pietroso di periferia o sul prato soffice di un vero stadio.
Davanti alla porta dei sogni chiunque riscopre la felicità di un bambino, figuriamoci Michele che un bambino lo era veramente. Michele aveva 10 anni ed era orgoglioso del suo cognome - Leoncino - che lo faceva sentire forte e imbattibile.
Ieri Michele era con la sua famiglia a godersi una giornata di dribbling e palleggi. Mentre i genitori chiacchieravano, lui rincorreva un pallone puntando dritto verso quella porta in ferro nel campetto di un agriturismo di Bacoli, nel napoletano. Michele sta per gridare «gol», ma l’urlo gli si strozza in gola. È un attimo. La porta gli cade addosso. Il bambino si riprende, arriva l’ambulanza: in ospedale l’arresto cardiaco, la morte.
Appena 20 giorni fa la stessa sorte era toccata a un undicenne di Bari, Giorgio Gernone, anche lui travolto mortalmente dalla porta durante una partita di calcetto.
Identiche le dinamiche degli incidenti: sia Michele sia Giorgio si erano appesi alla traversa con le braccia e la porta, forse staccata dai tiranti che probabilmente erano allentati o non erano agganciati, è caduta sui ragazzi, uccidendoli.
Identica la difesa dei titolari degli impianti sportivi teatro delle tragedie: «Le porte erano a norma e bloccate al terreno...».
Ma, almeno nel caso dell’agriturismo dove Michele ha perso la vita, basta dare un’occhiata alle foto per capire che quelle porte erano tutt’altro che sicure.
Una precauzione considerata evidentemente superflua dalla maggior parte di chi gestisce un campo di calcio o calcetto: non si spiegherebbe altrimenti l’autentica strage provocata dalle «porte killer» che, negli ultimi due anni hanno mietuto una decina di giovani vittime.
Un destino cui è difficile rassegnarsi, considerato che - tra le tante possibili morti assurde - quella di lasciarci la pelle per colpa di una porta che cade è sicuramente la più inaccettabile.
Nel caso di Felipe Escane, 18 anni, residente a Corno di Rosazzo (Udine), la scena del dramma si è consumata all’aperto: il giovane, appassionato di skateboard, si stava esercitando quando in un volteggio si è aggrappato a una porta mobile (usata per le gare di calcetto) che gli è franata addosso sfondandogli il cranio.
Sul campo di basket dell'area sportiva comunale, la cui superficie è in cemento, resta un’enorme chiazza di sangue. I genitori di Felipe quel giorno lo ricordano come fosse ieri: «Era uscito di casa felice e sorridente, è come se anche noi fossimo morti con nostro figlio...».
Stessa disperazione anche per i familiari del Franco, 12 anni, la cui fine segue sempre la stessa incredibile trama: «Il piccolo è morto schiacciato dalla traversa di una porta mentre giocava con alcuni amici in un campo di calcio nei pressi della chiesa di Latina Scalo, in via delle Scuole».
Secondo la ricostruzione fatta dai soccorritori «l’incidente è avvenuto mentre il ragazzino di arrampicava sulla rete della porta, che ha ceduto e gli è caduta addosso colpendolo alla testa».
Quante volte dovremo continuare a leggerlo?