Napoli bollente per Mourinho «Ma il pericolo non è il pubblico»

nostro inviato ad Appiano Gentile

San Paolo esaurito, Lavezzi in tribuna, le ingiustizie arbitrali, le maschere di Collina, gli arresti, le trasferte a rischio, il vittimismo nelle tivù locali, i tifosi che sognano la Champions, De Laurentiis che ancora non ha capito bene come può arrivarci e se gli conviene arrivarci. Benvenuti a Napoli, cuori in tumulto, arriva la capolista.
E poi non si capisce perché lì l’Inter sia la più odiata. Si può capirlo nel resto d’Italia, ma perché la punta sia proprio a Napoli non ha spiegazioni. Nessuna sfida importante di coppa, una sola stagione rivali vere in campionato, ma più di vent’anni fa, nel 1988-89, Trapattoni, anno dei record, Napoli secondo, pochi scudetti come questo senza ombre.
Eppure anche Mazzarri è in trans agonistica pregara da sei giorni: «Vorrei giocarla io questa partita - dice ai suoi -. Spero che sentiate anche voi quello che sento io nello stomaco. Per come intendo io il calcio, il pallone dovrebbe esplodere di energia ad ogni contrasto. Perché? Perchè loro sono la squadra più forte del campionato, un cocktail stratosferico di qualià tecniche e atletiche, poche squadre al mondo possono confrontarsi con questa Inter, devo rimanere lucido, mi serve un Napoli perfetto, dovremo andare sopra le righe». Una scintilla che attraversa la città, il senatore Pdl Antonio Gentile chiede fair play: «Come meridionale e come tifoso del Napoli, città autenticamente liberale ed accogliente, mi auguro che i nostri tifosi rivolgano un lungo applauso a Mario Balotelli. Lo fischino, come tutti gli altri avversari, nei novanta minuti, ma esprimano il loro convinto no al razzismo e alla violenza tribale cui è sottoposto». In realtà è un invito a restare calmi.
Supermario comunque non sarà dentro dal primo minuto, Mourinho ha dettato gli undici, resta fuori anche Eto’o: «A Napoli senza alibi. In settimana a Parma abbiamo giocato una partita difficile, l’abbiamo pareggiata ma finita la gara sono sceso nello spogliatoio e ai miei ho detto che non avevo niente da rimproverargli. Ma quella partita non sarà un alibi se non vinceremo a Napoli, non mi sentirete dire che non avevamo la stessa condizione. E poi credo che sarà più difficile per il Napoli che per noi». Apparentemente Josè non sembra così preoccupato, dice che non sa chi tenere fuori perché sono tutti nelle migliori condizioni fisiche e psichiche, è vero ma questa volta maschera perché la partita è complicata, fa: «Per un pari non firmo prima, si va giù per vincere. La tradizione negativa al San Paolo? Non giocheremo contro la tradizione ma contro il Napoli. L’anno scorso lì abbiamo perso perché abbiamo giocato male, novanta minuti senza tirare in porta. La pressione? L’ambiente? Lo so, non sarà facile, se facessimo il 10 per cento di quanto combina la panchina del Napoli, nessuno di noi finirebbe la partita. Ma il pericolo è la squadra, gente di qualità, difficile da affrontare».
Oppure chi corre il pericolo più serio è Rosetti. Dopo quanto accaduto a Udine e compagnia, sono lì che aspettano un fischio sgradito, l’alibi perfetto per non andare in Champions per colpa degli altri. De Laurentiis è in attesa di segnali concreti, ha rinnovato con Lavezzi e Gargano, aspetta Hamsik, l’accordo dovrebbe essere firmato a giorni. De Laurentiis e tutta Napoli aspettano, perché è attorno a lui che si scriverà il futuro, l’ambiente vuol capire quanto c’è di solido, andare nell’Europa che conta senza essere attrezzati e poi uscire al primo turno, non è roba per il produttore. L’Inter gli è stata sopra mica male questa estate, Marek Hamsik era uno dei desideri di Mourinho, De Laurentiis ha risposto con l’incedibilità del giocatore, ribadita davanti a 25 milioni di buoni propositi. E Josè non ha smesso di sperare. Ma non è solo per questo che a Napoli quando arriva l’Inter si ferma la città.