Napoli, boss nigeriano si innamora Tenta di rapire una bimba in strada

Paura a Napoli, la vittima ha 11 anni. L’immigrato è stato aiutato da una decina di connazionali: 5 arresti

Napoli - Terrore domenica sera nella zona del vecchio Tribunale di Castel Capuano, nel centro storico di Napoli: un gruppo di extracomunitari della Nigeria ha tentato di sequestrare una bimba di 11 anni, che stava giocando in strada con altri bambini. L'ha salvata il fratellino, che non ha esitato a lanciarsi sul gruppone di nigeriani, che stavano trascinando la sorellina nel loro «basso». Il coraggio del ragazzino, 14 anni, scagliatosi contro una decina di nigeriani, grandi come armadi, ha complicato il piano agli extracomunitari. In via Santa Maria Vertecoeli, a quattro passi dal vecchio Palazzo di giustizia di Napoli, è scoppiato il putiferio. La mamma dei due ragazzini, dalla sua casa situata a poche decine di metri dal «basso» degli extracomunitari, dove la sua bimba stava per essere trascinata, è corsa con il cuore in gola al balcone e si è messa ad urlare a squarciagola. Poi, ha afferrato un bastone ed è scesa in strada, per riprendersi la figlioletta. Nel frattempo, il fratellino di Carmela è riuscito ad afferrare la bimba per un braccio e a portarla al sicuro all'interno di un edificio.

«Ero tornata dal mare, stavo giocando con le mie amichette, quando quell’uomo mi ha messo una mano sulla spalla. Ho avuto subito paura perché voleva portarmi nel suo basso», racconta ancora tremante la bimba, nonostante la vicenda si sia felicemente conclusa con il tempestivo arrivo della polizia.

Qualcuno, infatti, nonostante l'abitudine all’omertà della gente che vive da queste parti, ha telefonato al 113. Una «Volante» dell'Ufficio di prevenzione generale della Questura, già in zona per il monitoraggio delle zone a rischio di Napoli, è arrivata in via Santa Maria Vertecoeli quando africani e parenti della bimba, si stavano ancora azzuffando. Nella strada a ridosso di Forcella, sono arrivate altre pattuglie tra il fuggi fuggi di extracomunitari. Alla fine, i poliziotti ne hanno bloccati cinque (tre uomini e due donne) mentre altri due, che non avevano partecipato al tentativo di sequestro della bambina, sono stati condotti in Questura per verificare se fossero in regola con i permessi di soggiorno. Gli extracomunitari sono stati fermati e condotti in carcere con l'accusa, formulata dal pm, di tentato sequestro di persona. I cinque sono clandestini e, quindi, devono rispondere anche di violazione delle leggi sulla immigrazione. Nella confusione generale, altri 4 o 5 extracomunitari, sono riusciti a fuggire.

Il movente di questo tentato sequestro non è stato ancora chiarito dai vicequestori Maurizio Agricola e Paolo Esposito, dirigente e vice dell'Ufficio di prevenzione generale. Sembrerebbe da escludere, almeno per il momento, il rapimento a scopo estortivo: la famiglia della ragazza non è ricca, vive con lo stipendio del padre, un onesto infermiere che lavora in un ospedale in centro. Sarebbe da escludere anche la pista della vendetta: tra la famiglia della bimba e la comunità nigeriana che vive in zona, non ci sarebbero stati mai degli screzi. L’ipotesi privilegiata è quella del tentato rapimento a scopo sessuale. Pare che, in passato, qualche complimento alla bambina, sia stato espresso da qualche nigeriano. E addirittura che uno degli arrestati, un boss tra i nigeriani del quartiere, si fosse invaghito della bambina. «Apprezzamenti, ma mai avances», spiega un investigatore.
«La gente dei Tribunali racconta che i nigeriani di via Santa Maria Vertecoeli, spesso sono ubriachi. Anche domenica sera, qualcuno di loro era un po' alticcio - racconta una donna - Forse l'euforia potrebbe avere provocato il folle gesto di portarsi la bimba nel loro “basso”, anche se non si capisce bene quale fosse il motivo». Nella zona adesso è tensione. «Noi, non vogliamo più saperne di questa gente - sbraita più di un abitante -, vivono ammassati in pochi metri quadrati, urlano e danno fastidio a tutte le ore. E chi tra loro non si mantiene vendendo chincaglieria spaccia droga».
carminespadafora@libero.it