Napoli, calcioscommesse Le mani della camorra su almeno 150 partite

L'Agenzia dei monopoli, giudicando anomali i flussi di scommesse su alcune partite, soprattutto di serie minori ma alcune anche di serie A, ha inviato l'elenco alla procura di Napoli. Eseguiti 25 arresti. Per i clan giro d'affari di oltre 10mila euro al giorno

Napoli - Il calcio non trova pace. Al setaccio 150 partite, per la maggior parte di serie minori ma alcune anche di serie A, il cui elenco è stato inviato alla procura di Napoli dall’Agenzia dei monopoli, che ha giudicato anomali i flussi di scommesse. Lo ha reso noto il procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, che ha parlato dei venticinque fermi eseguiti dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su clan e scommesse. Dalle indagini sono emersi contatti tra affiliati o prestanome del clan camorristico D’Alessandro-Di Martino e alcuni loro referenti in Spagna e Sudamerica.

La Dda, con la procura di Torre Annunziata, sta esaminando il comportamento, definito "anomalo", di alcune tifoserie nei confronti di calciatori di squadre minori: c’è il sospetto che possano esserci contatti con i clan. "Si nota che la criminalità organizzata si fa sentire o addirittura le si chiede di intervenire", dice Cantelmo. Tra i fermati, oltre Maurizio Lopez, dirigente nazionale dell’ufficio quote e rischi di Intralot, definito "persona intranea all’organizzazione", anche Antonio De Simone, direttore ufficio commerciale Intralot.

Sotto inchiesta anche alcune gare degli Europei del 2008 e partite di basket e pallavolo. In particolare gli affiliati ai clan Di Martino e D'Alessandro aumentavano le quote e poi utilizzavano il circuito inglese betfair.com, illecito in Italia, per coprire tutti i possibili risultati dell'evento e avere, così, un guadagno garantito.  

Il giro di affari per i clan era di oltre 10mila euro al giorno. Le quote delle partite venivano alzate solo per pochi minuti in modo da consentire ai personaggi coinvolti di poter scommettere dopo essere stati avvertiti dai loro complici. La Intralot non è direttamente coinvolta, ma sono coinvolti solo due suoi alti dirigenti, con il dirigente nazionale dell'ufficio quote e rischi Maurizio Lopez figura centrale. Tutte le agenzie dei prestanome dei clan erano legate al circuito Intralot e i clan oltre ad avere moltissimi punti di scommesse in Campania, si stavano estendendo anche in altre regioni come l'Emilia Romagna.