Napoli, carte piene di deliri sul premier e la sua famiglia

nostro inviato a Napoli

Sputtanopoli in salsa napoletana. Eccola qua la versione aggiornata e corretta dell’inchiesta milanese, col supporto dei pm e degli sbirri di Napoli, tesa a sputtanare non solo Silvio Berlusconi, ma anche, fra gli altri, il fratello Paolo. Un killeraggio scientifico basato su intercettazioni e sms messi insieme alla rinfusa, assemblati e commentati a margine di vicende che sfiorano la droga e la prostituzione, e che hanno per oggetto la soubrette Sara Tommasi. Niente di penalmente rilevante, ma chissenefrega. Ce n’è per tutti. Anche per il ministro La Russa, messo nel calderone per due innocui sms. C’è chi ci sguazzerà a leggere, ma a rifletterci bene mai s’era vista una schifezza simile. Per andare a bersaglio gli inquirenti hanno delineato ben bene l’attivismo della Tommasi, senza scindere dalla mitomania, dalle manie di grandezza, dalle frasi in crisi depressiva. Senza dare un senso logico all’indagine, anticipata dal Giornale il 29 gennaio scorso, che non porterà da nessuna parte, se non sulle prime pagine dei giornali.

Gigi D’Alessio, i festini

e le marchette
Si comincia con una telefonata del 9 settembre 2010 fra un certo «Bartolo» alias Vincenzo Saiello che discute con l’amico Gino su dove andare e cosa fare con Sara Tommasi. Appuntamento all’Hilton di Roma. Il primo nome dato in pasto ai giornali è quello dell’ignaro cantante Gigi D’Alessio: «Ci prendiamo un aperitivo lì e facciamo serata! Prima prenota da Giosuè. Ma siete arrivati all’Olgiata? Certo, noi siamo qui, a casa di Gigi (il cantante Gigi D’Alessio, ndr). Ok ciao Gino». Successivamente Sara fa problemi per un appuntamento con un imprenditore di pannelli solari: «No, non posso venire, mi ha chiamato una persona e che... insomma ... non vedo da tempo (...). Non voglio lavorare lavorare, non me ne frega niente di andare in giro». Giosuè perde la pazienza. Le ricorda che sabato «ci sta Fabrizio a Napoli (...)». L’informativa a questo punto tira le sue belle conclusioni: «Quella persona andava identificata nel presidente del Consiglio (...) poiché subito dopo la sua scorta fu notata da Servello e Almirante mentre indugiavano sotto casa della donna con l’intenzione di parlarle». La cosa curiosa è che la polizia si affida, e si fida, delle parole dei due personaggi intercettati per asserire che quella scorta è effettivamente del premier: «Guagliò in vita mia non mi è mai capitata una cosa del genere. Mentre stavo aspettando sotto al palazzo è arrivata... due macchine con le guardie del corpo di Berlusconi. Se la sono venuta a prendere (...)».

Silvio e famiglia: il fango via sms
Gli sms tengono banco in questa inchiesta fangosa. Pur privi del benché minimo interesse investigativo, anche quelli più schizofrenici e incomprensibili, vengono riportati con evidenza nell’informativa. C’è ne per «Gheddafi junior, korona lo conosce». E sempre su Corona: «Mi spiace, non voglio più avere niente a che fare con Corona né kon Lele Mora, né kon questo mondo, Addio». Ce n’è per Mediaset: «Dei manager di Mediaset come voleva la vostra amica Susanna insieme ai trenini con Fede e Moschillo. No grazie, sto da sola che sto meglio». Fango gratuito anche su Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Basta il cognome per eccitare gli inquirenti: «Non sono soldi, niente le campagne televisive lo sono. E ora scusate ma andatevene a fanc... compagni dei miei stivali e ditelo a Paolo Berlusconi».

Sara Tommasi pentita

e i messaggi al premier
La Tommasi vuole in tutti i modi uscire dal giro. A Bartolo glielo dice chiaro: «Non voglio più lavorare con voi, hai capito? A me le persone che mi mandano a fare le marchette, mi spiace, ma hai capito. Le marchette me le hanno proposte anche la gente bene di Milano, «me ne sbatto il c... (...). Non è la vita che sognavo, sognavo la vita o principesca o da star, ho capito che la vita da star è fatta di queste, lo capisco e rinuncerò a questo sogno (...). Io le marchette non le voglio fare, io non so neanche cantare, rinuncio, non chiamatemi, fate conto che Sara Tommasi è morta». Nell’orgia delle trascrizioni impazzite si riporta una telefonata scherzosa dove la Tommasi dice che Raffaela Fico è stata con Berlusconi, un’altra dove straparla di Lele Mora che le metterebbe droga nei bicchieri in discoteca. Dopodiché il gran capitolo dal titolo esagerato: «Berlusconi Silvio». Scrive la polizia: «Non serve a questo ufficio commentarle, bensì ci si limiterà a raggrupparle per soggetti e secondo un ordine cronologico». Una follia. Un delirio. Una macelleria mediatico-investigativa. Tutto fa brodo. Quindici sms. «Auguri presidente». «Amore ti ho mandato un pensiero da Licia». E ancora. «Silvio vergognati, mi hai fatta ammalare». «Mi sei mancato tanto, spero tu mi possa richiamare presto. Ti amo ancora». «Ma perché non mi metti dietro solo Lele Mora invece che le lesbiche?» «Ci vuole una buona reputazione per governare! Anche tu fai festini, Dinho deve tornare!». Poi sono allegati sms insignificanti con Paolo Berlusconi: «Ti voglio rivedere, dimmi te dove e quando». E l’editore del Giornale le dà appuntamento nell’ufficio di via Negri.

Del Noce, il Marocco e il ministro Tra gli sms allegati anche alcuni della Tommasi a Fabrizio Del Noce: «Amore ho anckora y parfum on mu skin» e di seguito la Squadra Mobile annota: «In un altro messaggio Sara dice di essere in partenza per il Marocco, ospite dei reali marocchini, amici di Gheddafy». Il fango nel ventilatore non risparmia nemmeno il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. I solerti investigatori napoletani buttano dentro due sms. Il primo di Sara che lo invita a pranzo. Il secondo, di risposta, è sintetizzato dalla polizia: «Sara con Ignazio La Russa, lui dice che è appena tornato dall’Afghanistan e che si risentiranno in un altro momento». Un rifiuto chiaro. Indignato il ministro: «Ricordo di aver ricevuto un sms con tono forzatamente confidenziale che mi stupì. Non ho mai, dico mai, fatto seguire alcun incontro o semplice contatto diretto con la persona in questione». Anche Palazzo Chigi smentisce tutto: è assurdo, così si diffama. Messaggino fondamentale per l’inchiesta. Cantanapoli, è Sputtanopoli.