Napoli, il Comune riassume anche i camorristi

da Napoli

In sei anni, il Comune di Napoli ha licenziato 99 dipendenti condannati in via definitiva per concussione e altri reati: 15 di loro sono stati poi riammessi in servizio. Tra i circa 14mila lavoratori del municipio quindi ve ne sono una quindicina con una particolare qualifica: pregiudicato. Come dimostrato dai documenti, questa speciale categoria di dipendenti, gode di privilegi, come il diritto a fare carriera, alla pari di tutti gli altri onesti appartenenti all’amministrazione di Palazzo San Giacomo. E ci sono casi eclatanti: un sottufficiale dei vigili urbani fu arrestato e successivamente condannato (un anno e otto mesi di reclusione) per concussione aggravata e continuata e oggi è felicemente tenente della polizia municipale. Dà perfino ordini a decine di agenti e prende uno stipendio di tutto rispetto, alla faccia di chi invece, i concussori, li arresta.
Il solito «miracolo napoletano»? Diciamo che per sei anni (dal 1997 al 2003) questi miracoli sono agli atti del Collegio arbitrale di disciplina, istituito dal Comune di Napoli, quando era sindaco Antonio Bassolino. Nato «come strumento utile e snello per la risoluzione delle controversie disciplinari interne, nel corso degli anni è stato utilizzato via via in modo più distorto», spiega il consigliere regionale della Campania di An, Pietro Diodato, autore con il consigliere comunale Andrea Santoro di questa inchiesta sullo «scandalo delle riassunzioni». Santoro, punta il dito anche contro gli sprechi del Cad: «In otto anni di attività, il costo del Collegio arbitrale è stato di un miliardo di vecchie lire».
C’è poi il caso di un altro vigile urbano, condannato a un anno di reclusione per falso in atto pubblico e anche lui promosso al grado di tenente. Alla luce di certe decisioni del disciolto Cad, viene da pensare che non siano casuali le difficoltà che quotidianamente incontra il comandante della polizia urbana, Carlo Schettini, nella riorganizzazione dei circa 2200 caschi bianchi.
Ma, c’è un altro caso emblematico di riassunzione ed è quello di un cinquantenne, arrestato verso la fine del 2002 e condannato in via definitiva a un anno e 11 mesi di reclusione per avere, tramite un «disegno criminoso» installato in pubblici esercizi «macchinette del tipo videopoker, per gestire il gioco d’azzardo, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’organizzazione camorristica del clan Rossi-Sorprendente». Il Collegio spiega nella sua sentenza che al dipendente comunale viene «attribuito un ruolo assolutamente minimo nell’ambito dell’associazione (mafiosa ndr)» e quindi «annulla il licenziamento» e gli commina una sospensione di sei mesi. «Attualmente lavora presso il servizio Risorsa Mare», spiegano Diodato e Santoro. Ma, al dipendente comunale, il 10 gennaio dell’anno scorso, la polizia ha confiscato beni per 5 milioni di euro su ordine della magistratura, ritenendolo un esponente del clan Rossi.
Intanto, in tema di sprechi, è bufera anche sulla Regione Campania per via della «ambasciata» di New York di Bassolino - tre indagati per adesso -. L’assessore Andrea Abbamonte, ha istituito una commissione di verifica sugli atti e le procedure amministrative. Ma, a fare paura è soprattutto l’inchiesta della Procura. Il pm Vincenzo Piscitelli, che due giorni fa ha firmato il decreto di perquisizione della «ambasciata» bassoliniana, ha concentrato la sua attività investigativa, soprattutto su una serie di iniziative promozionali.