Napoli e la cometa di S. Gennaro

Marcello D’Orta

«Si è sempre i meridionali di qualcuno» diceva Ugo Ojetti.
Formia è una ridente cittadina balneare a cento chilometri da Napoli, tanto ridente che anni fa ho pensato di trasferirmi. Ma le radici, si sa, sono difficili da estirpare, pur essendo armati di voluminose (volenterose) vanghe, e così sono restato a Napoli. Nonostante faccia parte della provincia di Latina, Formia è considerata per metà laziale e per metà campana, un po' perché è frequentatissima dai miei concittadini (ne risiedono ben diecimila, e l'ottanta per cento dei villeggianti viene dalla Campania), un po' perché si parla un dialetto più simile al napoletano che al romano.
Passeggiare per Formia, specie sul lungomare, è - per dirla con linguaggio giovanile - una goduria. Il paesaggio è bellissimo, e gli indigeni amabili. C'è anche un attrezzato ospedale pronto ad alleviare le pene corporali. Via Vitruvio, l'arteria principale, è una strada elegante e piena di negozi importanti, dove l'euro può esaltarsi. Dunque: un'ottima meta turistica, che tuttavia può rovinare la sua immagine a causa di quattro imbecilli che se ne vanno in giro vestiti degli abiti ordinari e invece dovrebbero indossare il camice bianco con cappuccio del Ku Klux Klan.
Mi riferisco ad un sedicente «Movimento anti-napoletani» che ha invaso il litorale e il centro cittadino di volantini pieni di insulti ai partenopei. Il foglietto mostra sul lato sinistro l'immagine di un uomo con gli occhiali scuri e le mani insanguinate (dovrebbe rappresentare il «tipo» napoletano) e sul lato destro la scritta: «Aderite al M.a.n Basta! Furti, Arroganza, Comportamenti animaleschi. Non permettiamo ai napoletani di invadere come ogni anno le nostre zone, inquinando le nostre spiagge, i nostri mari e le nostre strade!». Sul retro del volantino c'è la fotografia del golfo di Napoli, davanti alla quale campeggia l'icona del computer con la scritta «spostare Napoli nel cestino?». La freccetta del mouse è posta sul sì, e in basso vi è la scritta: «Ah, se tutto fosse così facile...!».
Nessuno sa chi si celi dietro questa «setta», la cui iniziativa ha suscitato l'indignazione non solo dei partenopei residenti a Formia, ma dello stesso sindaco, che ha presentato querela contro ignoti. Da registrare anche l'iniziativa degli agenti del commissariato diretti dal vicequestore Nicolino Pepe, che hanno preparato un'informativa indirizzata alla Procura, nella quale si ipotizza il reato di istigazione all'odio razziale. Come l'ha presa il sottoscritto, napoletano doc? Evidentemente male, ma solo al cinquanta per cento. Un fondo di verità, quel manifesto lo contiene, e negarlo sarebbe ipocrita.
Da Montesquieu a Fucini, da Leopardi a Freud, da De Sade a Bocca, da Dumas a Dickens, fior di pensatori e di osservatori ci hanno dipinto «una schifezza». Domenico Rea ha scritto: «Come un napoletano passa da qualche parte, svelle, rompe, smonta, dissacra, imbruttisce, rende putrido e inabitabile. Sta male se non lo fa (...) L'uomo napoletano, povero o ricco, nobile o plebeo, si porta addosso una sorta di vandalica malattia ereditaria. È una rogna attaccata al suo cuore, al suo istinto di calpestare, imbrattare, deturpare, sfregiare il bello (...) Io ho detto sempre di mandare a scuola di rieducazione civica tutta Napoli». Tutta Napoli? No, nel denigrare come nel decantare (Shelley, Stendhal, von Platen...) non bisogna farsi prendere la mano. Nella sua millenaria storia, Napoli ha dato lezioni di civiltà all'Italia e al mondo, ma è che i napoletani «perbene» (la maggioranza) sono come i mammiferi all'epoca dei dinosauri: c'erano già, ma avevano dimensioni così ridotte che se ne stavano rintanati per paura di quei giganti.
Poi venne una cometa assassina e fece fuori tutti. Tutti i grandi rettili, cioè, non i mammiferi, che una volta liberi, uscirono dai nascondigli e popolarono la terra.
Che san Gennaro faccia abbattere su Napoli (e Formia) una meteora grande quanto piazza del Plebiscito.