Napoli, emergenza immondizia: 2.500 tonnellate di rifiuti in strada

Sciopero degli impianti di compostaggio. Spazzatura ovunque, anche in centro. Disagi in tutta la provincia. Bruciano 70 cassonetti. Il caldo peggiora la situazione

Napoli - Sono oltre 2.500 le tonnellate di spazzatura accumulate lungo le strade di Napoli a causa degli stop registrati negli impianti di compostaggio. Al lavoro i compattatori dell’Asia nei quartieri dove la situazione è maggiormente a rischio. Disagi in diversi comuni della provincia, aggravati dal caldo. Preoccupati gli operatori della fascia costiera domiziana: la presenza dei rifiuti potrebbe infatti mettere a serio rischio la stagione turistica. E bruciano ancora i cassonetti: 70 gli interventi.

Due giorni per smaltire tutto Occorreranno almeno un paio di giorni, nonostante il piano straordinario avviato dall’Asia, per rimuovere le oltre 2.500 tonnellate di spazzatura accumulate in tutta la città di Napoli. Anche nel centro di Napoli - persino nell’area della cosiddetta "city2, a pochi passi da Palazzo San Giacomo, sede del Comune - la scorsa notte sono stati dalle fiamme alcuni cumuli di spazzatura che marcivano da giorni sotto il sole. I cittadini sono esasperati: a rendere più gravi i disagi è stato il repentino innalzamento delle temperature. Ma l’incendio di cassonetti causa danni pesantissimi a causa della combustione del materiale plastico. I fumi poi hanno reso per diverse ore l’aria irrespirabile. In via Bracco i sacchetti, depositati da giorni sui marciapiedi, hanno finito per invadere anche la sede stradale. In via Cervantes, davanti ad una sede dell’Inps, decine di sacchetti bruciati marciscono al sole. E l'ufficio oggi non ha aperto a causa dei roghi.

La cura Bassolino: più discariche Il presidente della regione Campania, Antonio Bassolino, è intervenuto sull’emergenza rifiuti: "Bisogna aprire discariche sul territorio - ha detto - così come è indicato nel decreto legge approvato dal Senato in queste ore. E bisogna aprirle tutte, anzi io penso che bisognerà essere pronti ad andare anche oltre i siti indicati nel decreto legge perché noi dobbiamo avere tranquillità per uscire dall’emergenza e per costruire e completare il ciclo integrato. Non possiamo limitarci ad usare discariche per 15 o 20 giorni e poi siamo costretti ad aprirne altre, e basta che ci sia una sfasatura di poco tempo tra quella che chiude e quella che apre per andare di nuovo in difficoltà. Per questo ho chiesto ai presidenti delle cinque province di trovare nuovi siti. Abbiamo bisogno di discariche che abbiano più capacità, che durino non qualche settimana, ma mesi e mesi in ogni provincia, di modo da coprire il tempo tra oggi e l’entrata in funzione dei termovalorizzatori. È solo in questo modo che costruiamo il futuro".

Problemi anche ad Agrigento Dopo quattro giorni di sciopero dei netturbini, che da tre mesi non ricevono lo stipendio, ad Agrigento è allarme rifiuti: nella città dei Templi stanotte alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme ed è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. La raccolta è gestita dall’Ato rifiuti di Agrigento, finita nel mirino del neo sindaco Marco Zambuto: "Bisogna studiare la possibilità - sostiene il primo cittadino - che il comune esca dall’Ato, come ho già detto in campagna elettorale. Gli Ato sono carrozzoni clientelari che sciupano risorse e non offrono servizi". Già in passato, per analoghi motivi, ad Agrigento gli operatori dell’Ato avevano scioperato sospendendo la raccolta dei rifiuti.