Napoli, fa flop l’appello anti Silvio Il Pd raccoglie appena 140 firme

Il partito ammette il fallimento: «Problemi organizzativi». Ma anche la Iervolino e Bassolino disertano la petizione «Salva l’Italia»

da Roma

A Napoli, si sa, fa caldo. Molto caldo. E girarvi in pullman, a inizio agosto, non è il massimo. Ma che sarà mai, dinanzi al richiamo furente dei cittadini, pronti ad autografare anche i muri pur di rimandare a casa il Cavaliere? Già, che sarà mai? Semplice, un tonfo. Centoquaranta firme. A tanto, infatti, ammonta il «bottino» partenopeo rimediato da Walter Veltroni, che con una petizione itinerante, «Salva l’Italia», si pone l’obiettivo di raccoglierne oltre 5 milioni entro fine settembre. Intanto, però, sotto il Vesuvio il Pd fa flop. Come titolava ieri Il Riformista.
«A me risulta che le firme siano state un po’ di più», replica in prima battuta, al Giornale, Andrea Orlando, responsabile Dipartimento organizzativo del partito. «Certo, nella città scontiamo un serio problema. E abbiamo difficoltà anche a costituire i circoli», ammette poi l’esponente del Pd. Ma in ogni caso, ipotizza, «si sarà trattato di una mera disfunzione organizzativa». Pochi minuti dopo, Orlando, fatti i debiti riscontri, rivede la stima: «È vero, a Napoli sono state raccolte 140 firme. Ma il pullman, sabato scorso, è rimasto fermo in città solo dalle 16.30 alle 18. In giornata, però, al termine delle varie tappe, tra hinterland e Caserta, il bilancio ha superato quota 1.000».
Ok, si prende atto. Ma a Napoli? Le firme rimangono centoquaranta. Comunque si rigiri la frittata, il flop rimane. Tutta una questione di (dis)organizzazione, diagnosticano dal Nazareno. E in parte è vero. Bastava alzare la cornetta, ieri pomeriggio, per verificarlo. Bastava comporre il numero (esercizio ripetuto più volte) della sede regionale - allestita nel capoluogo in via Generale Orsini, 30 - come si legge in un volantino ufficiale, per ascoltare l’inconfondibile e sommesso «prrr» del fax.
Ma c’è pure dell’altro. La «sberla», infatti, è soprattutto di natura politica. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il pullman romano viene «serenamente e pacatamente» boicottato dai leader democratici locali. Dal sindaco, Rosa Russo Iervolino, che non risulta abbia firmato, né che si sia sbracciata per chiamare a raccolta i concittadini. E dal presidente della Regione, Antonio Bassolino, in vacanza sulle Dolomiti. Pronto però a chiarire, oggi, in una lettera al Riformista, di non aver boicottato. «Considero legittima l’iniziativa del Pd - spiega il governatore - ma non firmerò, poiché non sono il segretario regionale del partito, ma il presidente della Regione». Il presidente, cioè, di tutti i campani, che guarda con soddisfazione al rapporto di collaborazione instaurato con l’esecutivo Berlusconi.
«Proprio in questi giorni», sottolinea Bassolino, «ho firmato importanti accordi con il governo sui rifiuti, sulle bonifiche, sulle infrastrutture e le grandi opere, sull’uso sociale e civile dei beni confiscati alla camorra, sul turismo e su alcuni importanti beni culturali. Altri accordi stanno per essere definiti». L’interrogativo, al netto di eventuali divergenze (future) con palazzo Chigi, è chiaro: «Come potrei firmare un appello per salvare l’Italia da un governo con il quale giustamente collaboro nell’interesse dei cittadini?». Già, ma in fondo, che sarà mai...