Napoli fa tremare il calcio: Moggi si dimette

I pm napoletani hanno incontrato ieri Guariniello. Lunedì la conclusione dell’indagine e si profilano effetti devastanti

Marcello Di Dio

da Roma

Quello che sta per arrivare non è un terremoto, ma uno tsunami. Uno scandalo che coinvolgerà non solo gente del mondo del calcio, ma anche politici di rango e alti funzionari. Da Napoli indiscrezioni (che arrivano anche da ambienti molto vicini agli inquirenti partenopei) parlano di documenti talmente sconvolgenti che potrebbero addirittura alterare l’esito degli ultimi due campionati, seguiti con intercettazioni telefoniche e analizzati alla «moviola». Con il rischio concreto di invalidamento o revisione di quanto avvenuto sui terreni di gioco.
E intanto oggi Luciano Moggi rassegnerà le dimissioni da direttore generale della Juventus. Una decisione meditata a lungo, ma gli eventi emersi negli ultimi giorni lo porteranno a questa dolorosa scelta. Come Carraro, Moggi si tira fuori dalla bufera che sta coinvolgendo il calcio italiano e che lo ha coinvolto personalmente in maniera molto grave. Ma la decisione presa è svincolata da quanto deciderà a breve il management bianconero (magari già domani nel cda, convocato per discutere la relazione trimestrale). Domenica la proprietà juventina, per bocca di John Elkann, aveva in pratica sfiduciato la Triade che ha regalato alla Juve tanti anni di successi nazionali e internazionali. Anche se l’addio di Giraudo non è ancora così scontato.
Ora Moggi vuole pensare solo a se stesso, vuole tutelare il proprio nome e prima di fare il grande passo, ha chiesto consiglio al suo avvocato Trofino (che anche ieri ha confermato che non sono in programma a breve o almeno in questa settimana interrogatori del suo assistito nè a Roma né a Napoli). Due iscrizioni nel registro degli indagati sono un fardello pesante da portare, ma lui ha affrontato in silenzio la settimana più dolorosa della sua carriera. E a far sorridere il buon Luciano non è bastato nemmeno il gesto di un parlamentare buontempone che ieri a Montecitorio, nella seconda votazione per il presidente della Repubblica, ha votato proprio Moggi. Il momento è veramente delicato e l’atmosfera che si respira a Torino, attorno alla società più titolata d’Italia, non è delle migliori. Ora che si è a un passo da una svolta senza precedenti.
Intanto ieri a Roma, nella sede della Direzione nazionale antimafia, i magistrati partenopei titolari dell’inchiesta sulla Gea World hanno incontrato i colleghi della procura di Torino che si sono occupati del procedimento, poi archiviato, su presunti illeciti sportivi. Alla riunione hanno preso parte il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, i pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, il procuratore di Torino Marcello Maddalena e il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. L’incontro sarebbe servito per mettere a punto gli ultimi dettagli della loro indagine, avviata nel 2004 e che si concluderà lunedì prossimo. Il colloquio è stato anche un momento di confronto sugli elementi acquisiti dai pm di Torino ritenuti interessanti anche per la definizione del procedimento condotto dai pm di Napoli. L’inchiesta napoletana sta tenendo con il fiato sospeso anche la Federcalcio, in fase di transizione con la temporanea gestione Abete. «Giustizia sì, giustizialismo no, consapevoli delle difficoltà esistenti e in attesa che gli inquirenti facciano chiarezza», dice il vicepresidente vicario della Figc. La nuova bufera in arrivo (e l’onda lunga potrebbe coinvolgere non soltanto l’aspetto organizzativo-istituzionale di via Allegri) potrebbe creare un nuovo terremoto. Anzi, uno tsunami.