Il Napoli frena la Roma e vuole subito cambiare campionato

da Roma

La risposta all’Inter «frenata» a Genova non arriva. Anzi, la Roma del debutto mette a nudo virtù (poche) e vizi (tanti), indicando a Spalletti la via da percorrere e dove c’è da cambiare. I giallorossi sembrano un cantiere ancora aperto: troppe pause, forse anche per una condizione non ottimale che si evidenzia con un calo repentino nel secondo tempo (ieri tra l’altro all’Olimpico c’erano oltre 30 gradi e il 60 per cento di umidità), acquisti tardivi e situazioni di gioco mai sperimentate nel ritiro di luglio a Trigoria, giocatori che occupano ruoli chiave sempre ai box (più che Totti, il quasi insostituibile Taddei). «Gli interpreti lì davanti sono diversi, per questo ci vuole tempo», sottolinea uno Spalletti non certo entusiasta della prima uscita in campionato, ma che certo aveva un poker d’attacco improvvisato. E nel pomeriggio afoso dell’Olimpico ci sono anche i meriti del Napoli, già in forma - è stata la prima a iniziare il lavoro estivo a causa dell’impegno in Intertoto – e con meccanismi collaudati, capace di mettere in difficoltà gli avversari pur con l’inferiorità numerica.
Il patron De Laurentiis si coccola la sua creatura, anche se ritiene prematuro parlare della squadra come della rivelazione del torneo. «Diciamo che nel primo tempo ha brillato la Roma, nel secondo, anche se in dieci, abbiamo brillato noi», sottolinea il massimo dirigente partenopeo che parla di laboratorio Napoli e di un mercato aperto soprattutto per il futuro. Lo spunto per rilanciare una vecchia idea del produttore cinematografico, quella della Superlega. «Credo che nel giro di tre anni il Napoli potrebbe crescere molto, ma vale la pena crescere per poi rimanere al palo di un campionato dalle capacità così ristrette di far spettacolo? – la considerazione di De Laurentiis -. La pensa così anche Berlusconi: siamo pronti a sconfinare in un campionato europeo. Un campionato nazionale è un po’ povero, mentre uno internazionale potrebbe essere più trainante. La mia spinta sulla pay per view, adesso è diventata la base della salvezza per la serie B che, altrimenti, sarebbe naufragata nel nulla, al palo».
Per ora, si gode i suoi pupilli (come li chiama lui), che ripetono il risultato di parità dell’anno scorso dopo essere entrati in Europa con facilità. E se l’1-1 pare giusto, gli azzurri di Reja possono forse recriminare per la bella ripresa offerta. Tanto più che l’eroe del pomeriggio è il portiere Doni (costretto alla fine a una visita di controllo per il suo ginocchio ancora «ballerino»), determinante nel neutralizzare le incursioni dell’olimpionico Lavezzi e compagni. «Non si fa risultato a Roma senza personalità», dice con fierezza Edy Reja. Spreca però molto la squadra di Spalletti (suo cronico difetto) che ritrova l’anima romana - De Rossi e Aquilani, da domani in azzurro con Lippi, sono protagonisti - nel giorno in cui lo stadio tributa l’omaggio dovuto a Franco Sensi. Non c’è nemmeno la figlia Rosella, il nuovo presidente bloccata a casa dai postumi di un’influenza, che si dice grata ai tifosi per l’omaggio al papà, ma è altrettanto rammaricata perché «la Roma è stata sfortunata a incontrare il Napoli alla prima giornata».
«A volte interpretiamo le situazioni in maniera troppo leggera, dobbiamo fare dei miglioramenti a livello psicologico e perfezionare dei dettagli, ma loro sono stati bravi a restare in partita con il caldo e in dieci», precisa Spalletti. Che non fa drammi, l’annata è ancora lunga. Anche se l’impressione è che quest’anno il cammino per i giallorossi sarà più duro.