"Napoli incompetente sul Cav" Salta la trappola, indaga Roma

Il Gip riconosce in ritardo che deve essere la procura capitolina a fare
luce sulla presunta estorsione a Berlusconi. Ma ormai la gogna
mediatica è partita

di Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo

Senza averne titolo hanno intercettato, perquisito, pedinato, arrestato indagati e testimoni. E lo hanno fatto solo grazie alla traballante stampella giudiziaria offerta da un gip che nonostante le palesi evidenze delle intercettazioni non se l’è sentita di stroncare, sul nascere, la «grande trappola», salvo poi decidere, a cose fatte, che sì, effettivamente Napoli non ha (aveva) la competenza a indagare sul fantomatico ricatto a Berlusconi.

Hanno depositato centinaia di pagine di conversazioni di nessuna rilevanza penale, che coinvolgono il Presidente del Consiglio e i suoi più stretti collaboratori istituzionali. Hanno minacciato finanche l’invio dei carabinieri a Palazzo Chigi se Silvio Berlusconi, presunta parte lesa di un’altrettanto presunta estorsione, non si fosse piegato al loro ultimatum, facendosi interrogare come persona informata dei fatti e, dunque, senza l’assistenza di un avvocato. Hanno fatto domande su fatti e persone che con l’estorsione non c’entrano niente, ma che sono utili alla gogna del procuratore Laudati sospettato d’aver insabbiato le intercettazioni sulle escort e Berlusconi (tant’è che ieri hanno depositato i verbali secretati a Lecce dei pm baresi che accusano Laudati, rendendoli pubblici nel giorno in cui il procuratore è finito sott’inchiesta, prossimo all’audizione al Csm). Hanno fatto di tutto.

Ieri, però, i pm titolari del fascicolo che vede indagati Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e sua moglie, Angela Devenuto, per i presunti ricatti al Premier, hanno dovuto alzare bandiera bianca e passare la mano. Sì, perché lo stesso gip che li aveva autorizzati a raccogliere prove e a indagare per ben quattro mesi, s’è rimangiato tutto e ha innestato la retromarcia. Si è accorto solo ora che il procedimento ha messo radici nel posto sbagliato, anche (e soprattutto) per la sua errata interpretazione dei fatti e per la scelta di ricorrere all’astrusa formula giuridica della competenza per connessione, ovvero legando l’inchiesta sulla presunta estorsione alla P4 e all'indagine su Finmeccanica per il solo tramite di Valter Lavitola (indagato in tutti e tre i procedimenti) ma senza considerare che, con questi altri fascicoli, né Tarantini né la moglie nulla hanno a che fare.

Ma quand’è che c’è stata la folgorazione? Il giudice se n’è accorto al momento di pronunciarsi sull’istanza di scarcerazione o di attenuazione della misura cautelare a carico di Gianpy, presentata dagli avvocati Diddi e Filippelli. Leggendo la memoria di Berlusconi, e rileggendo il verbale della segretaria del premier, il gip Primavera si è finalmente reso conto che non c’entra niente Napoli in una vicenda che è romana dall’inizio alla fine. Quella stessa memoria che i pm avevano bocciato, ritenendola non esaustiva, e che invece ricostruiva perfettamente la genesi della storia chiarendo tempi, modalità e natura delle dazioni di denaro a favore dei coniugi Tarantini. E le intercettazioni, allora? Non aveva il gip scritto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che non era possibile stabilire con certezza dove si fosse consumato il presunto reato?

Eppure, nei brogliacci l’unica città che compariva senza possibilità di smentita era Roma. E che dire ancora della necessità di ascoltare la presunta vittima dell’estorsione prima di far scattare gli arresti? Regole infrante per incastrare il Cav. Non nuovo ai ripensamenti, comunque, questo giudice: prima aveva firmato l’arresto in carcere per lady Tarantini, salvo poi accorgersi - dopo la denuncia del Giornale - che, essendo madre di una bimba piccola, per un reato di quel genere (per giunta non motivato nell’ordinanza) non doveva finire dentro.

E così, nel giro di quarantott’ore, si era già rimangiato la parola. Oggi si discuterà l’udienza davanti al Riesame. Un appuntamento importante per la difesa che chiederà l’annullamento dell’ordinanza di custodia o la sua riforma, anche se l’obiettivo è già stato raggiunto: Berlusconi sputtanato, Tarantini arrestato, tutto l’entourage del premier interrogato (e dato alle stampe), il non allineato Laudati indagato. Ecco perché verrebbe da chiedere a Donatella Ferranti del Pd se c’è o ci fa quando afferma che «la decisione del gip dimostra come non vi sia stato accanimento sul premier».