A Napoli l’Accademia che laurea nella stoccata

Nata nel 1880 è l’unico ente morale dove si studia l’uso di un’arma. «Non è solo sport, è cultura»

Un palmares ricchissimo, quello della scherma, che si fregia di 107 medaglie conquistate ai Giochi Olimpici e 270 ai Campionati del Mondo. Una disciplina che in Italia registra un continuo aumento di tesserati, oggi più di tredicimila. Un esercito di aspiranti moschettieri, eleganti guasconi, in guardia di fronte ai mitici Maestri di scherma. Un plotone di «laureati in pedana» grazie al prestigioso diploma rilasciato dall'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, riconosciuta come Ente Morale, l'unico in Italia, grazie al decreto di re Umberto I del 21 novembre del 1880, confermato da Vittorio Emanuele III il 16 dicembre del 1926, dopo il definitivo rinnovo dello Statuto sociale. Una patente prestigiosa che autorizza la pratica dell'attività magistrale.
«Fondata a Napoli nel 1861 da tre gentiluomini partenopei, il cavalier Carlo Cinque e i maestri d'arme Giacomo Massei e Annibale Parise, l'Accademia, indiscussa per l'altissima competenza della sua commissione tecnica, annovera tra i suoi allievi i nomi più blasonati della cavalleresca disciplina», ci racconta Gian Carlo Toran, presidente dell'Associazione Italiana dei Maestri di Scherma che ricorda come, «da Agesilao Greco al pluridecorato Nedo Nadi», in tanti si siano esibiti ai tornei dell'Accademia napoletana anche alla presenza del principe di Piemonte, futuro re Umberto III.
«La scherma è uno sport che racchiude una grande cultura, sviluppa autocontrollo e capacità di concentrazione per intuire le mosse e i possibili inganni dell'avversario. Indispensabile prendere decisioni in tempi rapidi e anticipare gli attacchi prendendo il sopravvento sempre con lealtà. Quasi una metafora della vita», riflette Toran, elogiando le gesta dei Maestri di scherma storici «come Masaniello Parise, i trattatisti che fondarono nell'Ottocento la Scuola Magistrale di Roma e Italo Santelli, uno dei maggiori artefici della celebre Scuola Ungherese di sciabola, al dominio della scena mondiale per quasi tutto il secolo scorso».
«Le diverse discipline riportano Toran alle dinastie più conosciute: per la spada la Scuola di Mangiarotti e la società Giardino di Milano, per la sciabola la tradizione livornese che ha visto le affermazioni dei Nadi e dei Montano e per il fioretto ci ricorda l'esplosione delle scuole di Jesi e di Mestre che hanno prodotto atleti come la Vezzali e la Trillini, Borella e Numa».
Grande la passione per la nobile arte della scherma del maestro Toran, appassionato di vecchi film di cappa e spada che oggi giudica la scherma cinematografica molto spettacolare ma poco realistica. Il grande schermo sente soprattutto l'esigenza di far sentire il rumore dei ferri mentre nella realtà si cerca il bersaglio, non la lama dell'avversario. «È un aspetto contraddittorio e divertente - conclude il Maestro Toran - d'altra parte anche i ragazzini, quando hanno una piccola spada in mano, si divertono soprattutto a sentire il rumore delle lame che si incrociano».