Napoli, l’assist di De Laurentiis manda in rete il centrodestra

nostro inviato a Napoli

Dieci candidati al via. Due, forse tre, quelli che possono sperare di arrivare a Palazzo San Giacomo. Ma la vera padrona di Napoli è una signora molto invadente e che puzza parecchio: si chiama munnezza. A Secondigliano, per la terza volta, le hanno pure dedicato un monumento, una piramide di quattro metri fatta di sacchetti grigi, di cartoni bruciati, di sedie di plastica, di vecchie scarpe, di pezzi di lavatrici. Una scultura effimera e già in putrefazione, messa in piedi però con un certo gusto, che ricorda alcune opere di Mimmo Paladino. Ai piedi c’è un cartello: «Ecco ’o re ’e Napule». In città i militari mandati dal governo scavano, raccolgono, disinfettano centinaia di tonnellate di spazzatura, ma altrettante restano ancora per le strade. Cumuli anche in centro, a via Chiatamone davanti al Mattino, a via Medina davanti alla questura e persino a Santa Lucia, in faccia al palazzo della Regione. Intanto a Fuorigrotta i cittadini hanno alzato una barricata con i rifiuti e hanno bloccato il traffico. Di notte, i roghi.
In questo clima un po’ fetente l’immondizia è ormai il principale problema napoletano, ben più impellente delle storiche piaghe del Golfo, la camorra, la mancanza di lavoro, la metropolitana, il dissestato bilancio comunale. Silvio Berlusconi ha accusato i magistrati partenopei di aver giocato sporco, aprendo proprio adesso un’inchiesta su un sito di smaltimento e riportando l’emergenza in città a ridosso del voto. «Bisognerebbe buttare i rifiuti in procura». «Il premier ci rispetti - la replica - noi non siamo una discarica». Il cardinale Crescenzio Sepe non ne può più: «Basta, ognuno faccia la sua parte. Bisogna cambiare le cose».
Ecco, cambiare dopo vent’anni del duo Bassolino-Iervolino, questo è lo slogan stranamente trasversale della campagna elettorale. Lo dicono tutti. Lo sostiene il candidato del centrodestra Gianni Lettieri, ex presidente degli industriali, che spera che domani il Cavaliere annunci una legge speciale per Napoli. «Serve un intervento choc, una cura d’urto». Lo afferma anche il prefetto Mario Morcone, scelto dal Pd dopo il pasticcio delle primarie. Aveva vinto il bassoliniano Cozzolino, nonostante presunti brogli a favore di Ranieri denunciati dallo staff di un altro candidato. Poi Bersani ha annullato tutto. «Bassolino è un pezzo di storia di questa città - dice ora il prefetto - ma è inutile far finta di niente, quella dei rifiuti è una ferita grave». Lo dicono pure gli intellettuali di sinistra. «Sono delusa e pessimista - spiega Mirella Barracco, presidente di Napoli 99 - dopo trent’anni di lavoro in città mi sento sconfitta».
E persino Antonio Bassolino, che tra Comune e Regione ha governato per quasi due decenni, sembra d’accordo: «Serve una rottura con il passato. Sono io il primo a spingere per il rinnovamento». Don Antonio però da sinistra è guardato con sospetto, accusato addirittura di intesa con il nemico. Non andavano forse, lui e Lettieri, fare jogging insieme al Parco Virgiliano? Non hanno lavorato fianco a fianco quando uno amministrava e l’altro guidava l’Unione industriali? E non è vero che l’ex governatore è sceso in campo per Morcone solo tre giorni fa? «Sì - si difende - avrei potuto farmi vedere prima, ma qualcuno mi considerava ingombrante, E poi, scusate, non potevo certo fare campagna contro di me. Avrebbero detto chist’è pazzo».
Stando ai sondaggi, Lettieri è in netto vantaggio ma ancora lontano dall’elezione al primo turno. Il prefetto, dopo una partenza difficile, ha superato Luigi De Magistris, candidato da Di Pietro e la sinistra estrema, accreditato di un 20 per cento. Uno dei due andrà al ballottaggio con Lettieri, che l’altro giorno ha messo a segno un punto pesante, l’endorsement del presidente del Napoli calcio terzo in serie A, Aurelio De Laurentiis: «Se votassi qui sceglierei Lettieri, non ho dubbi. È una scelta naturale. Lui è un imprenditore capace e io all’impresa ho dedicato tutta la vita. È un momento difficile, bisogna fare attenzione a chi consegnare le chiavi di Napoli. Credo che sia l’uomo giusto per risorgere la città e il territorio, ha le carte in regola». Un assist decisivo? «Può essere - commenta il sondaggista Roberto Weber, presidente di Swg - a Napoli il pallone può tutto». E mentre ci si prepara ai comizi di chiusura, i miasmi della munnezza impestano anche le polemiche. «Gianni, le tue liste sono piene di spazzatura», diceva Morcone l’altra sera alla poltrona di velluto rosso lasciata vuota da Lettieri. E se il centrosinistra parla di infiltrazioni camorriste, non meno dure le accuse del centrodestra contro Morcone. «Da prefetto per l’immigrazione - racconta il sottosegretario Francesco Nitto Palma - ha speso 1,4 milioni per delle casette a Lampedusa, successivamente abbattute. Poi ha indetto un concorso per direttore generale e ha assegnato il posto fuori bando a un viceprefetto. E da responsabile dell’Agenzia per i beni mafiosi confiscati, ha stipulato un contratto con una società informatica senza indire una gara come prevedono le norme Ue».
Un clima pesante, che ha portato il 29 aprile all’aggressione di Lettieri con bombe carta nella centrale piazza San Gaetano da parte dei centri sociali. «Morcone è una persona per bene - dice il candidato del Pdl - ma sostenuta dagli stessi ambienti che facevano stravincere Bassolino in posti come San Giovanni a Teduccio dove io non posso mettere piede». Altrove invece non conoscono il prefetto. Non sanno chi sia. Al punto che è dovuto intervenire Bersani. «Datevi da fare - ha detto ai responsabili del Pd locale - fatelo vedere. È il nostro candidato».