Napoli, l’esame? Costava 600 euro: 40 indagati

Scandalo alla Federico II, perquisite le case di due bidelli, un segretario e 4 studenti. Ingegnoso il meccanismo della truffa: il nome di chi aveva pagato veniva aggiunto alla fine sui verbali. I raggiri a Giurisprudenza: una ragazza ha comprato 11 promozioni

Napoli - Due esami che fanno paura a qualsiasi studente di Giurisprudenza, Diritto Civile e Procedura civile, costavano, rispettivamente, 500 e 600 euro. Bastava pagare e la paura di non farcela a superare altri esami difficili, del calibro di commerciale o Economia politica, passava con un passaggio di mano di qualche bigliettone da 50 e 100 euro. Le mani erano quelle degli studenti a caccia di facili scorciatoie e quelle di alcuni dipendenti della storica facoltà di Giurisprudenza della Università Federico II di Napoli.

Questa corsia preferenziale che avrebbe portato alla laurea facile decine di studenti, ha già provocato un terremoto nell'ateneo: una quarantina di indagati. Non ci sono professori ma, per ora, soltanto studenti, due bidelli e un segretario. Lo studente che pagava per superare un esame prenotava, si recava alla seduta, ma non si sedeva mai davanti al professore. A seduta ultimata, avveniva lo «nguacchio» (la cosa sporca): in coda all'ultimo studente che aveva realmente sostenuto l'esame, il bidello infedele aggiungeva sui verbali dove vengono riportati i voti conseguiti dai candidati, nome e cognome di chi aveva pagato.

Ad aprire uno squarcio su questa brutta storia è stato un bidello che, dopo avere notato delle anomalie in una «camicia» (cioè il verbale d’esame), ha avvertito il preside di Giurisprudenza, Lucio De Giovanni, che a sua volta ha presentato un esposto alla Digos. È scattata l'indagine, ancora alle prime battute, ma che ieri ha portato a 7 perquisizioni nelle abitazioni di quattro studenti e tre dipendenti della Federico II. Gli indagati sono accusati di corruzione e falso.
Non c'era un vero e proprio cervello o una organizzazione che «creava» falsi esami a tavolino, ma un trio di «furbetti» universitari che, all'inizio di questa vicenda, nel 2004, aveva trovato il sistema per arrotondare lo stipendio vendendo ogni tanto gli esami. Il passa parola si sa, è il miglior veicolo pubblicitario esistente, e così il giro degli studenti che allo studio ha preferito la scorciatoia si è presto allargato. «L'indagine è destinata ad ampliarsi, il numero degli indagati è destinato a crescere e non di poco», spiegano alla Digos.

Le perquisizioni di ieri mattina e la quarantina di indagati rappresentano il secondo episodio di una vicenda iniziata lo scorso anno, quando l'allora preside di Giurisprudenza, Michele Scudiero, sospese la seduta di laurea per sei studenti, nei confronti dei quali chiese delle verifiche sugli atti di ogni esame. Appare scontato che verranno annullati tutti gli esami comprati. Laurea revocata, invece, per quegli studenti che l'hanno conseguita pagando.

Il record dei falsi esami ce l'ha una studentessa: ben undici, quasi la metà del corso di laurea in Legge. La Digos ha acquisito i tabulati delle telefonate intercorse tra gli studenti e i dipendenti dell'Ateneo. Il fattaccio avveniva solitamente nei corridoi. Il bidello che aveva ricevuto in consegna la «camicia» dove erano riportati gli esami sostenuti nel corso delle seduta, aggiungeva il nome e il cognome dello studente pagante. Poi consegnava il documento in segreteria. C'è il sospetto che ci fossero anche degli studenti che, dopo avere sostenuto l'esame, poco soddisfatti per il voto ottenuto, pagavano per vederselo aumentare un po', a seconda delle esigenze da libretto.
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