Napoli, l’ultimo paradosso Ora importa carta straccia

Non si ricicla: città sotto i rifiuti e cartiere costrette a comprare scarti

Bassolino e gli altri comandanti in capo sconfitti nella guerra della spazzatura almeno un miracolo l’hanno portato a casa: far rimpiangere perfino il regno dei Borbone come periodo di buon governo. La Campania ha una tradizione di produzione di carta da materiali di riciclo che parte dall’epoca in cui Amalfi era una repubblica marinara.
Allora la produzione si basava sulla raccolta di stracci e anche sotto i Borbone fioriva l’attività di undici aziende. Oggi che la carta si fabbrica riciclando altra carta, i produttori campani guardano la loro materia prima naturale marcire nelle strade, e intanto sono costretti a importare 100mila tonnellate di vecchi cartoni dal resto d’Italia. Oltretutto pagando per trasportarli da centinaia di chilometri di distanza.
Felice De Juliis, amministratore della Cartesar di Salerno, lo racconta con amara ironia, il vizio/risorsa che consente ai campani di tirare avanti sopportando l’insopportabile: «Tra Napoli e Salerno c’è un distretto della carta ancora forte - spiega - che dà lavoro a diverse migliaia di persone ed esporta cartoni ondulati, quelli da imballo, in tutta l’area del Mediterraneo. Potenzialmente possiamo accogliere 210mila tonnellate di carta da macero l’anno e in futuro anche di più. La carta straccia gettata via in Campania coprirebbe abbondantemente il fabbisogno. Invece siamo costretti a importarne il 40 per cento dalle altre regioni d’Italia. E per fortuna ci siamo organizzati con il Consorzio Comieco, che promuove in tutta Italia la raccolta differenziata. Prima dovevamo comprare la carta da macero in Germania. Pensi che beffa: proprio il Paese in cui portiamo i rifiuti della nostra regione con costi salatissimi».
Lo scandalo della mancata raccolta della carta ha dell’incredibile è un altra sfaccettatura di questo dramma dei rifiuti all’ombra del Vesuvio a cui il mondo assiste incredulo. E pensare che i comuni che raccolgono la carta e la conferiscono al Comieco, non solo risparmiano riducendo la spazzatura che finisce in discarica, ma ricevono anche dal consorzio un corrispettivo per ogni tonnellata di carta. Le cartiere pagherebbero comunque, se i rifiuti provenissero dalla regione, ma risparmierebbero dal 15 al 40% sui costi di trasporto.
Uno studio realizzato dall’Università Bocconi per il Comieco ha stimato in 102 milioni di euro il «costo del non fare», quanto pesa sulla Campania essere in coda nella classifica nazionale della raccolta differenziata della carta. Mettendo in campo un grande sforzo, nel 2006 si è riusciti a raccogliere 17,7 chili di carta straccia pro capite l’anno. La media nazionale è di 37 chili.
Sarebbe sbagliato prendersela con il carente senso civico dei campani. Nella regione sta crescendo una rete di Comuni virtuosi dove i risultati sono da record. Basta guardare al caso di Mercato San Severino che raccoglie 67 chilogrammi di carta per abitante, quasi il doppio della media nazionale.
«Il problema è soprattutto legato alle grandi città - spiega De Juliis - finché non decolla Napoli non risolviamo». In passato ci sono stati diversi tentativi, ma tutti falliti clamorosamente. E problemi simili ci sono anche per le aziende che lavorano con la plastica riciclata.
«L’esperienza - aggiunge De Juliis - dimostra che se non si fanno false promesse, i cittadini aderiscono. Qui è successo più volte che la partenza della raccolta differenziata sia stata sbandierata perché va di moda. Ma poi il servizio non era stato organizzato bene e si è fermato dopo una settimana. Perché qui non si riesce a farla? Bisognerebbe chiederlo agli amministratori pubblici». Forse sarebbe meglio affidarsi ai Borbone.