Napoli, la lista di famiglia

Napoli, ormai, è una questione nazionale. E lo è per molti aspetti alcuni dei quali inquietanti. La Napoli di oggi è diventata di nuovo quella che veniva descritta alla fine del Settecento da un viaggiatore inglese come l'unica città mediorientale senza un quartiere europeo. Lo sanno i tanti turisti e i tantissimi cittadini napoletani e italiani, molti dei quali vip di ogni tipo, che sono stati aggrediti, malmenati e scippati anche in zone centrali. La piovra della camorra ha inglobato interi quartieri e zone dell'hinterland napoletano tant'è che decine di comuni sono stati sciolti per inquinamento camorristico. Il 90% di questi erano amministrati dal centro-sinistra. L'emergenza rifiuti è diventata una regola quotidiana dopo 5 anni di gestione commissariale tenuta nelle mani di Antonio Bassolino che ha dilapidato poco meno di un miliardo di euro senza risolvere nulla e facendo crescere società intrecciate tra politica e camorra. È pendente una richiesta di arresto per uno dei sub-commissari, braccio destro di Bassolino nel commissariato rifiuti mentre in Procura sono aperti numerosi filoni di indagini. La sanità, in particolare quella ospedaliera, è una bomba ad orologeria stretta com'è tra disavanzi finanziari crescenti (oltre 5 miliardi di euro), decadimento tecnologico e nomine papaline imposte con la minaccia dai politici di riferimento dall'intero centro-sinistra. La vicenda, registrata dalla Procura, non ha prodotto effetto alcuno tanto che in tutti si è consolidata la convinzione che si può minacciare impunemente un funzionario pubblico in particolare se chi minaccia è del centro-sinistra. In questi anni, inoltre, miliardi di euro sono stati appaltati nel settore dei trasporti a trattativa privata riesumando norme vecchie di 25 anni nate nel periodo successivo al terremoto del 1980. E ci fermiamo qui per non annoiare i lettori. Tutto questo, però, è poco a fronte di un altro aspetto inquietante che si è consolidato a Napoli e nella Campania. Un nepotismo sfrenato che dilaga con tutti i suoi aspetti tragici e comici. Nel centro-sinistra le candidature di mogli, fratelli, cognati, parenti ed affini sono diventate un costume diffuso e impudente. Dopo la moglie di Clemente Mastella, vera e simpatica pioniera in questo campo, è arrivata la candidatura della moglie di Bassolino, Anna Carloni, che dopo aver fatto nelle scorse elezioni provinciali una lista di tutte donne chiamandola Emily, riscuote oggi, con la candidatura alla Camera dei deputati, il prezzo di un fiancheggiamento e di un amore antico verso chi ha distrutto un'intera classe dirigente della sinistra napoletana. Il tutto nel silenzio complice di uomini come Umberto Ranieri e il senatore Giorgio Napolitano mentre chi, come l'onorevole Vincenzo De Luca, ha alzato la voce contro le mille grassazioni e intimidazioni della regione ha subito ricevuto un avviso di garanzia. Naturalmente Mastella non poteva sopportare un pareggio con Bassolino (moglie contro moglie) ed ecco che si appresta a candidare un cognato, Pasquale Giuditta, uomo buono e simpatico. Ma i verdi non potevano essere schiacciati da ex democristiani ed ex comunisti ed ecco, allora, Pecoraro Scanio che si appresta a candidare al Senato della Repubblica il proprio fratello Marco. La Margherita, il cui leader regionale è Ciriaco De Mita, mentre fa crescere come un soufflè Marina Suppa, eletta consigliere regionale senza essere votata e cioè nel listino del Presidente, e oggi in lista al secondo posto in Campania 2, attiva tutto il parentado minore nel governo degli enti locali. De Mita ha un nipote, Giuseppe, consigliere provinciale di Avellino, il consigliere regionale margheritino Franco Casillo ha nominato il figlio assessore alla provincia di Napoli mentre l'assessore regionale alla Sanità, Angelo Montemarano, si appresta a candidare e a fare eleggere al consiglio comunale di Napoli il suo pargolo prediletto Emilio, solleticando e invitando con lo sguardo truce e minaccioso, tutti i medici napoletani, gran parte dei quali si sono scoperti margheritini di complemento. Questo Angelo Montemarano, avellinese e figlio adottivo di Ciriaco De Mita, è stato per anni direttore generale della Asl n°1 (quella di Napoli) sfasciandone i conti (oltre un miliardo di euro di disavanzo) e gestendo nomine e incarichi in un mondo medico affamato e proletarizzato con metodi da vecchio mandarino cinese. La legge sulla Asl avrebbe imposto il suo licenziamento per i disavanzi di bilancio. Il buon De Mita lo ha subito promosso assessore alla Sanità. Sinanche i diessini si sono ribellati a questo andazzo dicendo che nella sanità bisogna voltare pagina ed ecco subito la risposta dei margheritini, novelli fiori di campo, che hanno ricordato i guasti delle società miste regionali appannaggio del clientelismo di massa di Bassolino e dei suoi compagni di merenda. Nepotismo, ricatti reciproci, intimidazioni telefoniche e familismo sono le caratteristiche attuali del centro-sinistra campano, ma sono anche i valori di riferimento della società camorristica che non a caso a Napoli e in Campania è cresciuta e si è ingrandita a dismisura alle spalle degli onesti e dei deboli. Ecco perché Napoli è una questione nazionale. Prodi, Rutelli, Fassino, D'Alema, Bertinotti sanno tutto questo e tacciono per carità di patria? Se fosse davvero così, vorremmo sapere di quale patria parlano. E se invece nulla sanno, si informassero per sapere se ciò che abbiamo scritto corrisponde al vero (vedranno che è solo una piccola parte del disastro morale e civile di Napoli). Noi siamo pronti a fare ammenda se abbiamo esagerato ma chiediamo anche alla grande stampa di informazione di andare a vedere da vicino cosa accade in quella città. Napoli, come Venezia e Firenze, è un patrimonio dell'umanità. Assistere in silenzio alla sua morte per mano di uomini che pur si dicono politici, rischia di essere una drammatica complicità mentre l'indignazione generale può essere l'ultima àncora di salvezza per Napoli e i napoletani.
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