Napoli, maxi operazione contro clan dei Casalesi: fermati 53 affiliati

Il blitz si è concluso con l’arresto di 53
persone e il sequestro di beni per circa 80 milioni di euro. Colpita la fazione di
Antonio Iovine, detto ’o Ninnè, di San Cipriano D’Aversa

Napoli - Si è conclusa con l’arresto di 53 persone ed il sequestro di beni mobili ed immobili e quote di varie società per circa 80 milioni di euro, l’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Caserta, coordinata dalla Dda di Napoli, nei confronti della fazione del clan dei Casalesi, capeggiata da Antonio Iovine, detto ’o Ninnè, tra i più pericolosi latitanti della potente organizzazione criminale casertana. Tra gli arrestati anche il fratello di Antonio Iovine, Giuseppe, vigile urbano a S.Cipriano d’Aversa, comune confinante con Casal di Principe. In carcere, tra gli altri, Pasquale Gianluca Pagano, fedelissimo del superlatitante.

La maxi operazione Sessantacinque ordinanze di custodia cautelare in carcere sono ancora in fase di esecuzione dalle prime ore di questa mattina all’alba nel Casertano. Per ora, una cinquantina persone sono state arrestate e beni mobili, immobili, titoli e quote societarie per circa 80 milioni di euro, provento di riciclaggio, sono stati sequestrati. L’operazione contro il clan dei Casalesi colpisce la fazione di Antonio Iovine, detto ’o Ninnè, di San Cipriano D’Aversa, latitante da oltre undici anni e nella rosa dei 30 più ricercati d’Italia.

Le persone arrestate Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi, riciclaggio ed illecita concorrenza. Secondo le indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Napoli, il clan Iovine avrebbe corrotto pubblici amministratori per acquisire appalti e servizi pubblici e procurato voti a candidati di comodo in occasione delle elezioni provinciali del 2004. I proventi illeciti delle sue attività venivano reinvestiti in attività imprenditoriali come la distribuzione ed il noleggio di videogiochi e le scommesse. Il lavoro degli investigatori, durato almeno cinque anni, ha già portato alla cattura di due latitanti di spicco e al recupero di un kalashikov e fucili a pompa traendo in arresto anche tre pericolosi affiliati.