Napoli non vuole cambiare: resta la Jervolino

Il voto disgiunto punisce la candidata del centrosinistra: 3 punti in meno della coalizione

nostro inviato a Napoli
«No, non è questo il dato, non può essere vero. Allora questa città non cambierà mai». I dati delle prime proiezioni Nexus calano come una cappa di piombo sulle speranze dei leader napoletani del centrodestra. La schermata che appare all’Hotel Jolly, sede del «Comitato per Malvano sindaco», e nella federazione locale di Alleanza nazionale, fotografa un verdetto inesorabile: vittoria al primo turno per Rosa Russo Jervolino con una percentuale superiore al 58%; fortemente staccato Franco Malvano, il candidato della Casa delle libertà, al 37% (con l’outsider Marco Rossi Doria, il «maestro di strada», che strappa il 3% dei consensi).
Numeri crudeli per chi aveva coltivato la grande illusione di fermare - o perlomeno frenare con l’approdo al ballottaggio - la grande macchina di potere bassoliniana, quell’invincibile armata capace di penetrare nella carne viva della città e di raccogliere consenso con metodi spesso discutibili ma comunque efficaci in una città in cui il concetto stesso di voto d’opinione suona vago se non illusorio. Numeri che rappresentano uno schiaffo doloroso per chi, sondaggi alla mano, aveva sognato di dare una «spallata» a un centrosinistra insediato ormai da 30 anni, sotto varie forme, a Palazzo San Giacomo. E poco consola il fatto che il voto disgiunto abbia penalizzato di almeno tre punti percentuali il sindaco uscente rispetto ai consensi raccolti dalla coalizione unionista.
Nella sede napoletana di Alleanza nazionale, Mario Landolfi, con Vincenzo Nespoli, Amedeo Laboccetta, Salvatore Ronghi e Luciano Schifone, seguono fin dalla chiusura dei seggi gli house-poll trasmessi da Sky. Contattano i rappresentanti di lista nei seggi ed elaborano i dati provenienti dalle sezioni. Certo l’affluenza, rimasta bloccata al 66,6% rispetto al 73% delle recenti Politiche, non accende grandi speranze e non induce all’ottimismo. Ma le prime informazioni provenienti dallo spoglio sembrano buone e lasciano prefigurare un agevole approdo al secondo turno di ballottaggio.
Il dato proveniente da Bagnoli - dove il distacco tra i due candidati si attesta attorno ai 30 punti percentuali - e quello di San Giovanni-Ponticelli-Barra dove si arriva ai 40 punti percentuali a favore della Jervolino cancella, però, ogni residua speranza. Con l’aggravante che in queste zone anche l’affluenza risulta più alta rispetto agli altri quartieri. Una partecipazione al voto - quella nelle aree considerate da sempre vere e proprie casseforti rosse - che accentua quella paradossale e fortissima dicotomia tra il malcontento urlato in ogni occasione utile contro l’amministrazione in carica e il voto, espresso puntualmente come una sorta di «variabile indipendente» rispetto allo stato di salute della città.
«E meno male che dicevano che avevamo fatto l’accordo con la camorra» ironizza Landolfi scorrendo i dati dei quartieri considerati più a rischio, non ultimo quello del Rione Sanità. Ancora più duro il commento di Amedeo Laboccetta. «Purtroppo questa è una regione di sudditi, il sistema di gestione del potere è impressionante. Ci abbiamo provato, abbiamo fatto di tutto e di più ma la Jervolino ha trovato nel partito dell’astensione il suo migliore alleato. D’altra parte c’è una fascia di elettorato che non crede più alla politica e accetta di scendere a ogni tipo di compromessi. La città si è arresa e ha deciso di blindarsi in casa. A questo punto siamo in pieno regime e gli spazi di libertà non potranno che ridursi. Sono davvero preoccupato, noi continueremo a lottare ma non so che futuro possa avere questa città. Andiamo sempre più verso il Terzo Mondo».
Mantiene il sorriso, invece, Franco Malvano, l’ex questore di Napoli, il poliziotto di ferro famoso anche per il suo jogging con Bill Clinton lungo Via Caracciolo. La delusione, però, è palpabile nelle sue parole. E le ferite della campagna elettorale tornano a bruciare sulla pelle. «Farò opposizione con il coltello tra i denti. A fine campagna elettorale risponderò per le rime anche con denunce. Pensavo che la politica fosse diversa - commenta amaro -, in questa campagna elettorale il centrosinistra ha avuto tutto l’interesse a non confrontarsi sui programmi, si è parlato di tutto e del contrario di tutto». Malvano sottolinea di «essersi impegnato moltissimo, e l’ho fatto per un debito di amore verso la mia città». Ai giornalisti che gli chiedono se sia disposto a rinunciare all’incarico di senatore per essere presente in città, l’ex questore risponde tenendo aperta ogni porta: «Non credo che sia incompatibile, farò comunque il capo dell’opposizione».