La Napoli perbene che dice basta

Decine di biglietti, fiori e lumini: «Qui non si può più vivere»

Carmine Spadafora

da Napoli

«Al consiglio regionale. Al consiglio Provinciale. Al consiglio Comunale. All'ubiquo Mastella (evidenziato con un pennarello di colore giallo, ndr). Vergognatevi», dice un biglietto incollato sulla serranda dell'edicola di giornali, dove, la sera di lunedì, è stato ucciso da 3 rapinatori, Salvatore Buglione, 51 anni. «Vogliamo la pena di morte» è scritto su un altro foglietto. La protesta della Napoli perbene, è qui, in via Pietro Castellino, al Vomero, quartiere collinare. Da quattro giorni, già dalla sera in cui Buglione fu ucciso con una coltellata al cuore dai suoi assassini, l'edicola è meta di un pellegrinaggio ininterrotto dei napoletani di ogni quartiere e di ogni ceto sociale. Decine di lumini votivi, decine di fasci e «cuscini» di fiori, sono adagiati davanti alle serrande della bottega di Buglione. Altri fiori, a centinaia, erano nella chiesa di Santa Maria Antesaecula, poco distante dal luogo della esecuzione, dove ieri mattina si sono celebrati i funerali dell'edicolante. Difficile l'impatto del sindaco Rosa Iervolino con la folla. Un uomo e una donna, avanzano con un cartellone con il quale, in sintesi viene invocata una maggiore sicurezza per i «cittadini onesti». Poi, una voce, piomba sulla Iervolino. «Sindaco, noi la scorta non ce l'abbiamo». Replica seccata dell'interessata. «L'indulto non l'ho fatto io».
Finita la messa, a centinaia sono andati in pellegrinaggio davanti all'edicola, divenuta il simbolo della protesta di una intera città. «Com’è possibile che questa gentaglia sia libera di scorrazzare in questa città, indisturbata e impunita?», dice con voce indignata un'anziana, prima di appoggiare sul marciapiede un lumino di colore rosso.
Sul marciapiede si accendono uno dietro l'altro, dibattiti spontanei. «Ma chi ci va in galera oggi? Fanno l'indulto, danno il via libera agli extracomunitari, per la gente onesta niente», dice un ragazzo. E poi biglietti a decine. Biglietti che esprimono indignazione ma anche poesie, messaggi di solidarietà alla famiglia e parole di ringraziamento per «Sasa» (diminutivo di Buglione). «Sasa, senza retorica ma, in questo mondo, se c'è più spazio per gli assassini, allora è meglio andare via». Un amico invece gli ha scritto: «Eri il buongiorno delle nostre mattine. Eri la buonasera delle nostre serate. Solo chi ti ha conosciuto ha potuto apprezzare le tue qualità di signore. Sarai sempre per noi, il giornalaio del nostro rione». Un altro amico, Mario, invece, lo ha ringraziato a modo suo. «Caro Sasa, mi hai dato forza e coraggio nel periodo più nero della mia vita. Io, darò forza alla tua famiglia. Ci vediamo in Paradiso». «Così muore la speranza dei napoletani onesti. Addio amico fraterno. Istituzioni vergogna», legge ad alta voce un anziano signore.